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Cinquanta miliardi di Npl sul mercato

Raggiunge la cifra record di 50 miliardi la mole di non performing loan attualmente oggetto di operazioni sul mercato.
Nella cifra vanno compresi gli oltre 17 miliardi oggetto della doppia transazione avviata da Unicredit (suddivisi in 3,5 miliardi secured con sottostante immobiliare nel veicolo con Pimco e per la quota restante unsecured nella newco con Fortress), gli oltre 27 miliardi che dovrebbero essere separati da Mps con la regia del fondo Atlante, un altro miliardo di euro di cui si farà carico sempre il fondo di Quaestio Sgr per ripulire le good bank in vista della cessione a Ubi, altri 2,5 miliardi che Intesa Sanpaolo ha deciso di far uscire dal suo perimetro con una gara internazionale di vendita tra investitori, per arrivare ai 2 miliardi che Carige deve cartolarizzare per venire incontro alle richieste della Bce.
«Siamo solo a metà di un lavoro imponente – spiega Riccardo Serrini – direttore generale di Prelios Spa. In Italia esiste una massa di crediti deteriorati di 340 miliardi, di cui 200 miliardi di sofferenze. L’81 per cento dei crediti problematici sono corporate: con una importante componente immobiliare. Questo vuol dire che per fare ripartire l’economia, è necessario far ripartire gli attivi ora bloccati nelle procedure».
Attualmente circa il 55% dei crediti problematici è unsecured, mentre il 45% restante è secured con un sottostante spesso immobiliare. Gli incassi delle attività di recupero arrivano in genere per oltre l’80% dai crediti secured.
«Non bisogna poi dimenticare – spiega Serrini – che in Italia ci sono 650 banche e solo le maggiori hanno accesso ai mercati internazionali e agli investitori, principalmente americani, che acquistano grandi portafogli. Bisogna trovare una soluzione di sistema».
Alcuni istituti, in questi mesi, stanno utilizzando la strada delle garanzie pubbliche (le Gacs) nelle loro operazioni di cartolarizzazione: «Non tutte le banche utilizzano questo strumento – spiega Serrini –malgrado sia fuor di dubbio che, per massimizzare il prezzo di uscita degli Npl, bisogna abbassare il più possibile il costo medio del capitale. La strada migliore dimostrata fino ad oggi è l’operazione pubblica con utilizzo delle Gacs».

Carlo Festa

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