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Cinesi soci dello Stato con il 35% di Cdp Reti

State Grid of China ha fatto le prove generali con Enel. Con cui ha firmato, nella primavera scorsa, una joint venture per investire nelle rinnovabili in tutta l’Asia e salendo al 2 per cento dell’ex monopolista.

Ma l’accordo che verrà presentato questa mattina a Palazzo Chigi ha ben altro peso. Il colosso di proprietà del governo di Pechino, la più grande azienda del settore elettrico del mondo con i suoi 2,2 milioni di dipendenti, diventerà socio dello Stato italiano comprandosi per 2,1 miliardi di euro un pezzo di Snam e Terna, le reti che distribuiscono il gas e l’elettricità nel Paese. Ma quali sono le ragioni di questa alleanza? Il governo Renzi — come già avevano fatto i due precedenti esecutivi Monti e Letta — vuole dimostrare che l’Italia, nonostante tutte le difficoltà, è attraente per gli investimenti stranieri. Anche a costo di cedere parte dei gioielli di famiglia. Oltre a fare cassa, come ha annunciato il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan che ha garantito alla Ue un piano di privatizzazioni per almeno 4 miliardi. Rinviata la quotazione di Poste, non proprio un successo lo sbarco in Borsa di Fincantieri, l’ingresso di State Grid of China diventa così il salvagente del piano offerto a Bruxelles. Per i cinesi, si tratta di un nuovo tassello dei loro investimenti in Europa. E non secondario, visto che hanno come socio lo Stato Italiano, pur se indirettamente. È la Cassa Depositi Prestiti — per l’80% del Tesoro — che controlla il 30% sia di Snam sia di Terna. Le due quote entreranno a far parte della holding Cdp Reti, di cui State Grid rileverà il 35%. Operazioni simili, nel settore delle infrastrutture, società cinesi le hanno fatte anche in Portogallo, rilevando il 23% di Edp, colosso europeo dell’energia eolica e in Grecia, vincendo la gara per la privatizzazione del porto del Pireo. E proprio in Grecia, da alleata State Grid diventerà un potenziale avversario della stessa Terna: entro fine anno il governo di Atene dovrà scegliere l’azienda a cui affidare la rete elettrica del Paese, nel piano di privatizzazioni imposto dalla Troika. In gara sono rimasti solo in 4, due fondi infrastrutturali (uno canadese e uno belga) e due società del settore, l’italiana contro l’asiatica. L’accordo per l’ingresso di State Grid in Cdp Reti ha pure un risvolto finanziario di non poco conto. Il prezzo pagato è superiore del 10 % ai corsi di Borsa di Snam e Terna (anche se il Governo sperava in qualcosa di più). In compenso, Cassa Depositi Prestiti si staccherà un super dividendo da 1,5 miliardi: Cdp Reti si indebiterà per pari cifra, di cui 500 milioni finanziati da un pool di 7 banche e un miliardo coperto da una successiva emissione obbligazionaria. In questo modo, State Grid ha ottenuto lo sconto sull’ingresso e Cdp ha migliorato la redditività dei suoi investimenti.
La vicenda non ha fatto mancare polemiche politiche. Le scelte del Tesoro sono state criticate da esponenti di Forza Italia: «Renzi dismette un asset strategico» attacca Deborah Bergamini. Le fa eco il senatore Lucio Malan secondo il quale «l’unica soluzione immaginata dal governo per rilanciare il Paese è quella di svendere all’estero pezzi importanti della nostra economia».
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