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Cina, stretta sulle Ipo all’estero I titoli di Pechino crollano al Nyse

La sicurezza dei dati sul web, considerata ad alto rischio sul territorio del ”nemico” americano, spinge Pechino a una stretta senza precedenti sulle sue quotate a Wall Street. Il giorno nero va in scena dopo la pausa per la festa dell’Indipendenza. La Cina ha annunciato che inasprirà le regole per le società che cercano di quotarsi all’estero e cambierà il processo di approvazione per le offerte pubbliche iniziali (Ipo): mossa che potrebbe ostacolare i tentativi delle compagnie cinesi di raccogliere fondi preziosi negli Stati Uniti. Questo ha causato pesanti ribassi per le big cinesi quotate a New York, da Alibaba a Baidu.

Soprattutto sono crollate del 25% (per poi ritracciare un po’, intorno al 21% e poco sopra i 12 dollari) le azioni del colosso del trasporto privato via app, Didi Global, che una settimana fa aveva debuttato al Nyse toccando anche i 18 dollari. Motivo: il 2 luglio la Cyberspace administration of China (Cac) ha sospeso la app di Didi dagli app store con l’accusa di raccogliere illegalmente dati personali degli utenti. Trattamento analogo per Full Truck Alliance, che collega spedizionieri e camionisti e che ha perso fino al 19% del valore (20,6 miliardi di dollari nella ipo del 21 giugno).

Le due mosse sono state l’antipasto del giro di vite più generale sulle Ipo all’estero. Pechino, nelle nuove linee guida tracciate dal principale ente governativo, il Consiglio di Stato, ha affermato che i regolatori devono rafforzare la «cooperazione normativa transfrontaliera» e modificare leggi e regolamenti «sulla sicurezza dei dati, sul flusso di dati transfrontalieri e su altre informazioni riservate». Le linee guida sono state pensate nel contesto di «profondi cambiamenti nell’ambiente economico e finanziario», nel mezzo di «una crescente illegalità nel mercato dei capitali che ha reso la supervisione regolamentare più impegnativa». Supervisione in corso da mesi per tutto il settore fintech e tecnologico tra violazioni antitrust e di abuso di posizione dominante. Sono 34 le società cinesi quotate a New York nel primo semestre e hanno raccolto oltre 12 miliardi di dollari. Da confrontare con le 18 quotazioni per 2,8 miliardi dello scorso anno. Il crescendo della stretta governativa ha prodotto un calo della capitalizzazione sotto l’Ipo in sette casi su 10.

E qui torniamo al caso di Didi Global, la risposta cinese a Uber (di cui ha acquisito la filiale cinese nel 2016). La società, come detto, è finita nel mirino della Cyberspace Administration of China dopo la scoperta della «raccolta illegale di dati personali». La Cac ha avviato le indagini due giorni dopo la megaquotazione al Nyse, in cui con l’Ipo erano stati raccolti 4,4 miliardi di dollari e la valutazione aveva raggiunto i 70 miliardi (è scesa sotto i 55). Parliamo di mercoledì scorso. In realtà oggi si viene a sapere grazie a informazioni raccolte da Bloomberg che i regolatori avevano chiesto a Didi – che oltre al trasporto privato, dal ride hailing al noleggio, offre servizi finanziari per l’acquisto o il leasing di auto – di ritardare la sua Ipo a New York già tre mesi fa, a causa di problemi di sicurezza nazionale, proprio per l’enorme quantità di dati personali in possesso della società. Didi però è andata avanti con l’offerta e questo solleva più di un interrogativo su ciò che la società fondata dal miliardario Cheng Wei nel 2012 sapeva delle intenzioni dei regolatori prima dell’Ipo.

Il timore del mercato è che queste indagini aprano un nuovo fronte nella intensa campagna del presidente cinese Xi Jinping contro i giganti di internet, iniziata a novembre con lo stop a 48 ore dall’Ipo da 35 miliardi di dollari di Ant Group del cofondatore di Alibaba, Jack Ma, e le successive indagini antitrust sempre su Alibaba.

La vicenda conferma il nervosismo di Pechino in una fase ormai prolungata di alta tensione con gli Stati Uniti e all’indomani del duro discorso di Xi nei confronti dell’Occidente («mai più bullismo ai danni della Cina») in occasione del centenario del Partito comunista.

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