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Cina in soccorso delle banche

Il sistema bancario cinese ha rischiato di brutto se ieri, dopo una serie di smentite e di ammissioni a mezza bocca, la Banca centrale ha dichiarato di voler andare in soccorso dei giganti del credito rimasti in panne.
Poche righe affidate al Quotidiano del Popolo che peraltro ha ospitato anche un commento di diverso tenore, in cui l’iniezione di liquidità viene considerata tutt’altro che la cura ai mali del sistema.
Certo la situazione è stata difficile, Bank of China per mezz’ora in apnea mentre, nel weekend, in molte parti della Cina i clienti di Icbc sono rimasti di stucco, hanno trovato difficile accedere agli sportelli della più grande banca al mondo per capitalizzazione di borsa. Non riuscivano a prelevare i soldi, a fare le operazioni online, e la giustificazione, tutta tecnica, data dalla banca, è stata collegata a problemi di gestione della rete. Una simile situazione non si era mai vista finora.
Un dietrofront, quello della Banca centrale, che non risolverà nell’immediato i problemi strutturali legati alla gestione del sistema creditizio. Ma per evitare il gioco del domino tra le varie entità bancarie messe anche peggio, la Banca centrale si è detta pronta a sostenere gli istituti a corto di liquidità. Il mercato interbancario sarà stabilizzato, con interventi mirati, c’è chi già ipotizza l’avvenuta concessione di sostegni finanziari.
La rigidità dell’istituto centrale aveva creato ieri il secondo tonfo consecutivo del mercato azionario di Shanghai, indotto dai timori di una crisi di liquidità in Cina. In mattinata le autorità centrali non davano però ancora segni di voler intervenire, nell’auspicio che le banche, alle prese con riserve di contante in diminuzione a fronte di un costo del denaro che resta elevato, risolvano i loro problemi da sole. I titoli più colpiti dalle vendite sono stati i bancari, con China Minsheng giù dell’8,70%, Industrial Bank del 6,26% Pudong Development Bank dell’1,86%.
La Borsa cinese ha toccato il minimo da quattro anni e mezzo ed è arrivata a perdere il 5,08%, proprio mentre le autorità centrali facevano sapere che non intendono allentare la politica monetaria, finora piuttosto restrittiva, per venire incontro alle preoccupazioni degli investitori. Ha poi recuperato, chiudendo a -0,2 per cento.
Mentre la banca centrale cinese escludeva ogni iniezione di denaro fresco nel sistema, l’articolo di commento sul Quotidiano del Popolo, il quotidiano governativo, chiariva che «l’autorità di regolamentazione dei mercati non è la balia della borsa, né lo è la banca centrale, le cosiddette misure di salvataggio e stimolo dei mercati non aiutano la borsa, piuttosto la danneggiano».
La situazione di scarsa liquidità e costo del denaro elevato, con il mercato degli investitori spaventato, ha costretto ad archiviare le prediche e, com’è ovvio, a razzolare male.

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