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Cina, Eldorado per fondi private

di Luca dell'Annese

La Cina sta diventando uno degli epicentri internazionali nel settore del private equity e venture capital. Infatti, grazie alla sostenuta crescita economica, alle favorevoli politiche del governo di Pechino per il settore e agli spettacolari profitti che i fondi di private equity e venture capital hanno realizzato negli ultimi anni, ingenti capitali internazionali stanno convergendo sul mercato cinese alla ricerca di opportunità di investimento.

Secondo i dati forniti da Zero2IPO, una società di ricerca cinese, nel 2010 i fondi di private equity hanno ricevuto sottoscrizioni pari a 27,62 miliardi di dollari (oltre 19,2 miliardi di euro) per investimenti in Cina, più del doppio di quanto raccolto nel 2009. E gli analisti prevedono che tali cifre raddoppieranno nel 2011. Per quanto riguarda il venture capital il 2010 è stato un anno record, con oltre 11 miliardi di dollari raccolti, un incremento di più del 90% rispetto al 2009.

Tali cifre sono ancor più significative se si tiene conto che a livello internazionale sia il private equity che il venture capital stanno ancora scontando gli eccessi degli anni precedenti la crisi finanziaria, e la raccolta nei mercati dei paesi industrializzati è in declino o stagnante. Inoltre, le opportunità di crescita in Cina sono significative: il sistema finanziario locale si sta modernizzando velocemente e le borse di Shanghai e Shenzhen stanno diventando valide alternative alle piazze americane per le società cinesi decise a quotarsi in borsa e per i fondi che le finanziano.

Ma è tutto oro quello che luccica? Certamente no, e il rischio di una bolla speculativa è notevole, considerando l'enorme flusso di risorse che si sta concentrando nel settore e il fatto che gli investimenti in Cina sono di piccole dimensioni rispetto a quelli compiuti in Europa o negli Stati Uniti. I leveraged buyout miliardari di imprese mature o in crisi che sono tipici in Occidente sono pressoché sconosciuti in Cina, dove l'investimento medio si aggira di solito intorno ai 10-25 milioni di dollari per una quota minoritaria in una società medio-piccola ma in forte crescita (intorno al 30% su base annua). I fondi sostengono la crescita delle società in cui investono, con l'obiettivo di quotarle in borsa nel giro di alcuni anni.

Considerando le dimensioni degli investimenti, la possibilità di mettere a profitto gli ingenti capitali investiti nel settore dipende dalla capacità dell'economia cinese di continuare a generare nel lungo periodo un largo numero di società capaci di crescere al ritmo attuale. Il fatto che investitori quali Carlyle o Tpg stiano creando fondi destinati a investire nelle province interne della Cina sembra indicare che la competizione nelle zone costiere, dove il grosso degli investimenti è a tutt'oggi concentrato, sta crescendo e i tassi di ritorno stanno diminuendo velocemente.

Insomma, come per tutte le corse all'oro, l'antico adagio è sempre attuale: caveat emptor_ stia in guardia il compratore.
 

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