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Cina e Grecia rilanciano le Borse

Due anni di respiro in più. È bastato che il ministro delle Finanze ellenico annunciasse nel primo pomeriggio di ieri che Atene avrà più tempo per applicare le misure di austerità imposte dalla Troika, che sulle borse mondiali si è riaccesa la voglia di acquisti. In breve tutti i panieri globali hanno registrato importanti rialzi che hanno permesso di chiudere in positivo una giornata che sembrava destinata ad essere affossata da una serie di dati macro negativi. A fine giornata, Milano ha chiuso in progresso dello 0,82% grazie al traino dei titoli energetici ed industriali. Parigi ha segnato un rialzo dello 0,59%, Francoforte dello 0,27%, Madrid dello 0,57%. E poco importa che, qualche ora dopo, il portavoce del commissario Ue agli affari economici dovesse parzialmente rettificare l’annuncio ellenico («Restano alcune questioni pendenti prima che un accordo a livello tecnico possa essere concluso»): a quel punto, le borse europee erano oramai chiuse.
Certo è che la stessa propensione al rischio vista sul mercato azionario si è registrata anche sull’obbligazionario. Ecco perchè nel finale di seduta i BTp hanno chiuso sopra i minimi di mattinata, ritornando così sui livelli della chiusura precedente. Lo spread tra titoli italiani e tedeschi a 10 anni è sceso a 327 punti base dai 329 di martedì, con il tasso del decennale al 4,83%.
I progressi della Cina
Grecia ma non solo. A rimettere in carreggiata i mercati sono stati anche alcuni dati macro incoraggianti. L’attività manifatturiera cinese, riassunta nei dati Pmi di Hsbc, è salita infatti a 49,1 punti in ottobre, ai massimi da tre mesi, dai 47,9 punti del mese scorso. Siamo ancora sotto i 50 punti, soglia che indica contrazione e non espansione. Ma è comunque il segnale, pur timido, di un’inversione di tendenza rispetto al passato. Secondo gli analisti, l’economia cinese avrebbe imboccato la strada di una graduale ripresa dal fase di debolissima crescita – la peggiore degli ultimi tre anni – in cui versa da mesi. Positivo anche il fatto che sia stato toccato il massimo da sei mesi sul fronte dei nuovi ordinativi, salito a 49,7 punti.
Le incertezze europee
Ma le buone notizie macro si fermano qua. Perchè le indicazioni provenienti dall’Europa non fanno altro che confermare che la recessione in cui sta cadendo l’Europa si sta aggravando. I dati Pmi europei sono in calo. In ribasso appaiono in particolare quelli tedeschi, vero termometro dello stato di salute dell’economia del Vecchio Continente, che segnalano come l’indice della manifattura e dei servizi in ottobre è caduto a 48,1 punti dai 49,2 punti di settembre. Stessi deludenti segnali in arrivo anche dall’Ifo, l’indice tedesco Ifo, che misura il sentiment delle aziende, che è andato peggio del previsto, piombando ai minimi dal febbraio 2010 e mettendo a segno il suo sesto ribasso consecutivo.
Insomma, Cina meglio del previsto, Europa sempre più giù. Un quadro contradditorio, visto che il rallentamento cinese è spesso l’effetto diretto della crisi dei consumi europei. E proprio questa imprevista e irrisolta contraddizione ha spiazzato gli operatori. Che hanno reagito in maniera anomala, frantumando il classico meccanismo di alternanza tra risk on e risk off: hanno quindi comprato sia BTp e Bonos, tradizionale sinonimo di rischio, sia Bund tedeschi, classico scudo di protezione dal rischio.
Proprio i titoli di stato tedeschi in mattinata erano stati protagonisti di una asta positiva: il Tesoro di Berlino ha infatti venduto 3,329 miliardi di euro di bund a 10 anni, ma la richiesta ha raggiunto i 5,06 miliardi contro i 4 miliardi previsti. Sale il rendimento medio, che è passato all’1,56% dall’1,52% dell’asta di settembre: è il massimo dallo scorso aprile. Ed è soprattutto il segnale che, anche se lentamente, gli investitori stanno facendo di tutto per tornare a mercati sempre più normali.

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