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Cina e Germania frenano le Borse, bene l’asta BTp

Il timore di un rallentamento della Cina e il rischio che questa frenata possa avere ripercussioni sulla ripresa e sugli utili delle società quotate in Europa ha avuto un ruolo decisivo nell’innescare la brusca flessione dei mercati azionari globali nel terzo trimestre. Tre mesi, luglio agosto e settembre, in cui l’indice azionario globale Msci World è arrivato a perdere oltre 8 punti percentuali. Un tonfo a cui è seguito un netto “rimbalzo” nei primi giorni di ottobre al traino dei mercati emergenti (l’indice Msci Emerging Markets da inizio mese ha guadagnato oltre il 9%).
Chi nutriva la segreta speranza che il pesante storno dei mesi scorsi fosse il risultato di una reazione troppo emotiva dei mercati e che la crisi dell’economia cinese non fosse poi così disastrosa come veniva dipinta ha tuttavia dovuto ricredersi ieri alla pubblicazione dei dati sulla bilancia commerciale nella Repubblica Popolare. La rilevazione per il mese di settembre ha infatti certificato un crollo del 17,7% delle importazioni a settembre. Un dato inferiore di oltre un punto percentuale al -16,5% messo in conto dagli analisti che conferma la debolezza della domanda del mercato cinese dove le importazioni sono in calo da unici mesi consecutivi ormai.
La notizia ha avuto l’effetto di invertire il trend di mercato delle ultime settimane. Il recupero di Borse e valute emergenti ha quindi subìto uno stop così come la ripresa dei prezzi delle commodities e il correlato “rimbalzo” in Borsa delle società minerarie. Il crollo delle importazioni dalla Cina è una pessima notizia per le società del lusso italiano che sulla forte presenza nei Paesi in via di sviluppo hanno fondato una solida crescita del fatturato in questi anni. Non c’è da stupirsi quindi se ieri tra i titoli più penalizzati a Piazza Affari ci fossero quelli di Moncler (-6,43%) e Salvatore Ferragamo (-2,14%).
Per buona parte della giornata hanno prevalso i ribassi sulle Borse anche perché, dopo la doccia fredda dei dati cinesi, è arrivata quella dell’indice Zew sulla fiducia delle imprese tedesche crollato a settembre da 12,1 a 1,9 punti. Un tonfo frutto in parte della stessa frenata della Cina e degli altri Paesi emergenti (importanti mercati di sbocco per l’export tedesco) e in parte dello scandalo Volkswagen considerato il duro colpo che questo ha inferto all’immagine della Germania nel mondo.
I mercati azionari continentali sono stati penalizzati dalle vendite per buona parte della seduta ignorando di fatto una notizia positiva come l’ok di Sab Miller alla fusione con InBev che apre la strada a un matrimonio nel settore della birra da quasi 100 miliardi di euro (terza maggior fusione di sempre). Solo l’orientamento positivo di Wall Street, nei primi scambi fiduciosa per la nuova tornata di conti trimestrali, ha fatto cambiare la musica. I listini continentali hanno quindi parzialmente riassorbito le perdite della mattinata arrivando, nel migliore dei casi a chiudere gli scambi poco sotto la parità come nel caso di Milano (+0,19%), o comunque a ridurre di molto il rosso della mattinata come successo a Francoforte (-0,74%), Parigi (-0,98%) e Londra (-0,45%).
Il contesto generale a livello macroeconomico continua a indicare un rischio deflattivo e ciò favorisce il mantenimento di politiche monetarie espansive da parte delle banche centrali a tutto vantaggio delle quotazioni del mercato obbligazionario. Quadro favorevole per il Tesoro ieri impegnato in un collocamento di BTp a 3, 5 e 7 anni. Un’asta che non ha riscontrato problemi di domanda e in cui sono stati raccolti sette miliardi di euro di cui 3,5 per il triennale, piazzato allo 0,25%, 2,5 per il settennale all’1,24% e un miliardo per la scadenza a 15 anni (rendimento al 2,14%).
Da segnalare infine le dichiarazioni del governatore della Fed di St. Louis James Bullard che, a differenza di quanto sostenuto dalla sua collega Lael Brainard lunedì, ha espresso il timore che mantenere i tassi fermi ai minimi storici possa provocare eccessi sui mercati finanziari. «Il problema principale che l’economia ha dovuto affrontare negli ultimi due decenni è stato il fatto che i prezzi degli asset sono sfuggiti di mano e poi sono collassati» ha detto Bullard durante un evento alla National Association for Business Economics. Per questo, ha spiegato «la cosa più prudente sarebbe ridurre in certa misura l’accomodamento monetario» pur mantenendo «una politica espansiva per i prossimi due o tre anni».

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