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Cina: compreremo debito italiano ma aiutateci a contare in Europa

Italia e Cina, dice il premier Matteo Renzi, devono fondere le virtù di tartaruga e cavallo: resistenza, longevità, ma tenendo ora un passo veloce «e anzi alzando la vela per correre insieme». E’ la sintesi, condivisa dal presidente cinese Xi Jinping e dal primo ministro Li Keqiang, della missione in Asia tesa a recuperare lo storico ritardo italiano nel mondo preceduto dal segno più. Esibizione di ottimismo, nei palazzi del potere affacciati su piazza Tiananmen, ma i numeri confermano che la corsa è in salita. Quattordici i miliardi investiti dalle industrie italiane in Cina, uno sulla rotta opposta. Interscambio fermo a 33 miliardi di euro, rispetto all’obbiettivo dei cento annunciato già da Berlusconi: 23 a 10 la bilancia a favore di Pechino.
Renzi però arriva in Cina a capo di una missione alla tedesca, presentando oltre cento tra le imprese più dinamiche del Paese e costringendo così anche i cinesi a scomodare i colossi, a partire dalla star dell’e-commerce, Jack Ma, pronto a puntare su lusso e piccole e medie imprese straniere. Due gli obbiettivi: aumentare l’importazione in Cina del «made in Italy» hi-tech, attenuando il protezionismo del Dragone, e aprire l’Italia a maggiori investimenti cinesi, finanziari, ma pure in aziende e infrastrutture. Gli ostacoli si ripresenteranno da domani, imprese troppo piccole in Italia e investitori troppo grandi in Cina, ma dopo anni di vuoto la porta della Città Proibita è stata riaperta e Renzi corteggia i leader rossi con due promesse immediate: visti turistici e business entro 36 ore ai cinesi (100 milioni in ferie all’estero nel 2013) che scelgono l’Italia per atterrare in Europa e finanziamenti a campus universitari «per trasformare gli studenti in ambasciatori delle due super-potenze mondiali della cultura». Undici i contratti più sostanziosi, in cinque settori strategici: ambiente, urbanizzazione, sanità, aeronautica e agroalimentare. Renzi, in arrivo dal Vietnam e in volo oggi verso il Kazakhstan, a Pechino si gioca anche tre carte forti: il semestre Ue guidato da Roma, il vertice Asean in ottobre e sempre a Milano l’Expo 2015, che la Cina interpreta come la sua grande vetrina in Europa.
Il messaggio di Xi Jinping e Li Keqiang a Renzi è chiaro e tutto politico: la Cina è pronta a sostenere la ripresa italiana, non smettendo di acquistare debito, ma a patto che Roma diventi uno sponsor leale di Pechino a Bruxelles, abbassando qualche barriera. Renzi, inaugurando il Business Forum Italia-Cina assieme alla ministro Federica Guidi, risponde che «dobbiamo e possiamo fare di più e lo faremo» e che «dopo Marco Polo per i nostri due Paesi il meglio deve ancora venire». A Pechino la scelta di Renzi, visita ufficiale prima in Cina che negli Usa, è stata notata. La linea di leadership e mercati resta però prudente: dietro l’affabilità del «giovane premier» c’è l’Italia che cresce poco, troppo cara e troppo corrotta, e solo «riforme rapide», come nota Xi Jinping, possono riportare Roma sui radar della seconda economia mondiale. Un segnale incoraggiante arriva in diretta: nel primo trimestre 2014 secondo l’Istat l’export italiano cresce dell’1,5%, livelli germanici. Non è una tartaruga con il passo di un cavallo, ma un passo sì: e un «rapporto win-win» tra Italia e Cina ora sembra un po’ meno impossibile.
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