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Cimbri e le coop, minuti contati

Doveva essere un salvataggio e un’occasione di crescita, sembra diventata una corsa ad ostacoli. Sono stanchi a Bologna, nelle sede di Unipol, della partita infinita con i Ligresti, degli ostacoli tecnici e burocratici alla super-fusione e ora anche delle critiche che piovono sull’integrazione tra Unipol e Fonsai. Sono stanchi, ma vanno avanti perché ormai tre quarti della strada, ritengono, è fatta.
L’ultimo macigno sulla compagnia delle coop è arrivato venerdì dal vertice delle Generali con Giovanni Perissinotto che, nella lettera agli azionisti del Leone, ha messo in dubbio la solidità del gruppo bolognese, esprimendo «seri dubbi» sull’operazione di fusione tra Unipol e Fonsai «non solo per l’inquietante prova che non si può certo ignorare riguardante la salute finanziaria di quello che dovrebbe essere il salvatore». La mossa non ha fatto piacere al collega Carlo Cimbri, amministratore delegato di Unipol, che ha subito replicato: le dichiarazioni di Perissinotto, ha detto, lo riempiono di «amarezza» e sono «formulate in un momento di profondo turbamento personale, nell’ambito o a supporto di proprie posizioni» riferite a questioni che «sono di esclusiva pertinenza del gruppo Generali e dei suoi azionisti».
Ma, al di là delle valutazioni di opportunità, è chiaro che la neutralità delle Generali sulla fusione che dovrebbe portare Unipol a diventare il secondo gruppo assicurativo italiano è importante per l’esito della complicata partita. Oltre alla possibilità sempre aperta di un’offerta dall’estero c’è il duo Arpe-Palladio che non molla la presa e, anzi, è pronto a fare a Fonsai una nuova offerta.
A questo punto, si ragiona a Bologna, o si chiude entro giugno per poter fare in luglio gli aumenti di capitale da 1,1 miliardi già deliberati e procedere alle fusioni, oppure le incognite aumentano. La situazione gestionale di Fonsai peggiora, Premafin rischia il commissariamento da parte della magistratura come le altre holding di casa Ligresti. E le coop che hanno destinato all’operazione le loro ultime risorse cash (300 milioni) faticano a giustificare la spesa ai soci: difficile ignorare che il terremoto che ha colpito l’Emilia ha ferito una zona ad alta densità cooperativa che richiederà probabilmente fondi di sostegno da parte della Legacoop.
Alla fumata bianca alla grande fusione assicurativa mancano ancora alcuni tasselli, cruciali e concatenati: l’esenzione dalla Consob all’Opa sulla Milano Assicurazioni da un lato e l’ok da parte di Unipol alle proposte di concambio arrivate dai Ligresti dall’altro. A loro volta i Ligresti aspettano il sì ai concambi da parte di Unipol, per dire se accettano o meno le condizioni imposte dalla Consob di rinunciare alla manleva e al diritto di recesso al momento della fusione. Il 12 giugno è in calendario l’assemblea Premafin che dovrebbe varare l’aumento di capitale da 400 milioni riservato a Unipol e approvare il bilancio. A quel punto le carte dovrebbero essere tutte scoperte sul tavolo. Probabilmente anche quelle dell’ex Mediobanca Matteo Arpe, che con Roberto Meneguzzo, secondo fonti accreditate, starebbe per lanciare la sua terza offerta dopo le due scadute, non dissimile dalla precedente (un aumento di capitale di Fonsai in due tranche, per un massimo di 800 milioni).
L’operazione sarebbe attraverso il veicolo Sator Private Equity Fund, il fondo che Arpe ha avviato nel 2008 e chiuso nel 2010 con 500 milioni di dotazione. Ha investito, finora, in Banca Profilo e News 3.0 (l’editore del giornale online Lettera 43). In più è appena entrato in Extrabanca, istituto di credito per gli immigrati (vedi a pagina 11, ndr): al fianco proprio di Generali. Tolti i 15 milioni destinati a Extrabanca, restano al fondo di Arpe circa 390 milioni: di questi, potrebbero esserne convogliati 250 su Fonsai. L’affiancamento di un eventuale socio industriale, magari straniero (Axa?), non è considerato nel novero delle possibilità.
Così come non ci sarebbe interesse a compensare un’eventuale uscita di scena rilevando parti del gruppo bolognese, per esempio Unipol Banca, ritenuta un pozzo di debiti (199 milioni di perdita netta nel 2011, contro i 6,5 di utile netto del 2010). Di certo Arpe sulla vicenda Fonsai continua a essere presente, come dimostrano gli esposti sulla solidità patrimoniale di Unipol presentati all’Isvap e alla Consob he li sta valutando.
Era il 14 febbraio quando Sator annunciò di avere superato la soglia del 2% in Fonsai e di avere il 3,011% della compagnia. Il titolo valeva allora 1,65 euro, venerdì ha chiuso a 0,94, il 43% in meno. Arpe aveva quelle azioni in carico a un euro, ma ritiene che il gioco valga la candela. Anche Cimbri.

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