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Cig negli studi, battaglia vinta

Non è bastata la Corte di giustizia europea, né la Commissione europea. Per affermare il diritto di cittadinanza dei professionisti italiani è dovuto intervenire il Consiglio di stato. La vicenda è nota e ruota intorno al diritto negato ai datori di lavoro professionisti del ricorso alla Cig in deroga per i loro dipendenti di studio, sancito dal decreto interministeriale dello scorso agosto che, attraverso un cavillo giuridico, ammetteva gli ammortizzatori sociali in deroga soltanto per i soggetti ex art. 2082 c.c: piccoli imprenditori, artigiani, commercianti, cooperative sociali. Escludendo di fatto gli studi professionali e i loro dipendenti, nonostante il prelievo forzoso imposto al Fondo interprofessionale per la formazione continua negli studi professionali. Una vera e propria discriminazione, di fronte alla quale non potevamo girare la faccia dall’altra parte. Abbiamo portato il nostro sdegno e la nostra protesta in tutte le sedi: dalla manifestazione davanti a Montecitorio alle denunce a mezzo stampa; dal Tar Lazio fino al Consiglio di stato per affermare il principio che i liberi professionisti devono avere gli stessi diritti delle imprese, così come riconosciuto dall’Unione europea. Ebbene, il Consiglio di stato ha ritenuto «convincenti» le nostre argomentazioni, sottolineando «i profili relativi alla eventuale discriminazione operata nei confronti della categoria dei liberi professionisti e del personale che lavora presso di loro». A questo punto, l’attuazione della pronuncia dovrebbe portare in tempi rapidi a una estensione della cassa integrazione in deroga agli studi professionali. Il condizionale, in questi casi, è d’obbligo. Qualcuno poi dirà che si tratta di una vittoria di Pirro, poiché l’istituto degli ammortizzatori in deroga verrà gradualmente sostituito dal Fondo di solidarietà bilaterale residuale. Vero. Ma anche in questo caso, il legislatore riesce ancora una volta a dare prova dell’assoluta distanza rispetto alla realtà degli studi professionali. Il decreto ministeriale che ha istituito presso l’Inps il Fondo di solidarietà residuale per assicurare un’integrazione salariale ai lavoratori sottoposti a sospensioni o riduzioni di orario di lavoro, è destinato anche agli studi professionali, ma solo a quelli con più di 15 dipendenti. Vale la pena sottolineare che la stragrande maggioranza degli studi professionali italiani occupano in media 3 lavoratori e, di fatto, non potranno beneficiare del sostegno del Fondo. Ci sono sempre i contratti di solidarietà, potrebbe obiettare qualcuno, che possono essere utilizzati dalle aziende (studi professionali compresi) che occupano fino a 15 dipendenti. Problema risolto? Nulla affatto. Con una nota del 15 gennaio scorso, il ministero del Lavoro ci ha informato che le attività relative al contributo di solidarietà sono sospese e le relative domande non potranno essere prese in considerazione, poiché non ne è stato disposto per legge il rinnovo. Per i contratti di solidarietà di tipo B, quelli applicabili agli studi professionali, non ci sono più soldi. Il «decreto Milleproroghe», infatti, ha stanziato le risorse necessarie per salvaguardare i contratti di solidarietà di tipo A, applicabili dalle imprese rientranti nel campo della cigs, ma nulla ha previsto per quelli di tipo B. Più entriamo nei meccanismi legislativi, più ci appare di tutta evidenza la volontà di deprimere un comparto economico, quello delle professioni, che rappresenta malgrado tutto un bacino occupazionale rilevante nelle dinamiche del mercato del lavoro nazionale. Nonostante i paletti imposti dal legislatore, noi continueremo a fare la nostra parte. Le parti sociali coinvolte nel negoziato per il rinnovo del Ccnl degli studi professionali stanno infatti studiando l’avvio tramite l’ente bilaterale di settore (Ebipro) di un sistema di sostegno al reddito, garantito a chi contribuirà all’Ente con regolarità, a tutela dei lavoratori che non possono beneficiare di ammortizzatori sociali perché esclusi dalla platea dei destinatari o per decorrenza delle prestazioni già ricevute.

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