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Cig in deroga, criteri da rivedere

Il Governo darà una risposta «a brevissimo» al problema del rifinanziamento degli ammortizzatori in deroga. «Ma l’esperienza ha evidenziato la necessità di rivedere le modalità di concessione da parte delle Regioni». Mentre per gli esodati – di cui l’Inps ha fornito ieri i dati sull’attuazione delle salvaguardie per la prima platea dei 65mila – «entro la prossima settimana si avranno nuovi elementi sugli ex lavoratori non tutelati con i tre decreti già varati».
È un debutto all’insegna della concretezza quello del neo-ministro del Lavoro, Enrico Giovannini, alla Camera. L’occasione è il question time, il primo per il nuovo esecutivo. E il successore di Elsa Fornero lo sfrutta fino in fondo per illustrare le priorità da affrontare ma anche il metodo che sarà seguito. L’emergenza numero uno è il rifinanziamento della Cig e della mobilità in deroga, ha confermato il ministro, che tuttavia non ha fatto cifre sul fabbisogno «ancora da verificare». Di certo, s’è limitato a osservare, non sarà percorribile il ricorso ai fondi interprofessionali per la formazione continua previsto dalla legge di Stabilità (prelievo del 50% del gettito da un’aliquota dello 0,30%, ndr), né quello dalle risorse assegnate alle quattro Regioni dell’obiettivo convergenza; fonti di finanziamento che comunque non garantirebbero la capienza necessaria, visto che si parla di circa 1,5 miliardi per la chiusura del 2013. Al di là del rifinanziamento, che verrà assicurato, si dovrà invece lavorare con le Regioni per ripensare i «criteri di concessione». L’indicazione non è secondaria, visto che dall’anno scorso il cofinanziamento degli ammortizzatori in deroga è venuto meno, mentre non è mai stato risolto il disallineamento sulla lettura dei flussi di finanziamento tra Regioni che autorizzano l’Inps che eroga i trattamenti.
Anche sugli esodati il ministro ha voluto offrire osservazioni di merito molto indicative. Sono almeno tre grandi categorie, ha spiegato. Gli espulsi dal mondo del lavoro per crisi aziendale e che vanno accompagnati alla pensione; i cosiddetti «esodati» da riforma delle pensioni adottata senza un’adeguata copertura sulla transizione al nuovo regìme; i «bloccati» ovvero lavoratori coinvolti in processi di ristrutturazione aziendale ma mai espulsi dal mercato. «Si tratta di un fenomeno complesso e c’è una difficoltà anche concettuale ad individuare con certezza tutte le situazione – spiega Giovannini – dai lavoratori in mobilità ai prosecutori volontari, dagli esonerati dal servizio a coloro che hanno fatto accordi individuali aziendali non comunicati all’Inps». Per il ministro si tratta di una priorità che richiede una soluzione strutturale, ma prima occorre un’istruttoria definitiva.
Numeri nuovi si avranno settimana prossima; intanto l’Inps pubblica il risultato della prima operazione di salvaguardia, quella dei 65mila previsti già nella legge di riforme delle pensioni e per i quali sono stati stanziati 5 miliardi tra il 2013 e il 2020. Sono 62mila le comunicazioni di salvaguardia definite (-4,6% sulla stima) e 7.254 le pensioni già liquidate. Primi numeri che fanno ben sperare sullo sviluppo di tre interventi successivi (gli altri 2 ancora in via di attuazione) che riguardano complessivamente oltre 130.000 persone e impegnano 9,7 miliardi di risorse in 7 anni.
L’altra emergenza che verrà affrontata è quella della disoccupazione giovanile e dei 2 milioni di scoraggiati: Giovannini conferma l’impegno a rafforzare l’apprendistato, a riproporre la delega (scaduta) sulla riforma dei Servizi per l’impiego e per la defiscalizzazione sulle nuove assunzioni. Mentre sulla riforma del lavoro e le nuove regole sulla flessibilità in entrata, spiega, si lavorerà a «modifiche mirate» dopo un confronto con le parti sociali; prospettiva accolta con favore dai sindacati. Insomma, si dovrà arrivare a una sorta di avviso comune prima di procedere a correzioni sui contratti a termine o altre fattispecie, sapendo, ha sottolineato il ministro, che per poter rilanciare l’occupazione «è necessario che l’economia reale torni in un ciclo favorevole, non solo di uno-due trimestri ma in modo stabile». Perché la sola introduzione di limitate riforme del quadro normativo «al massimo può concorrere a definire condizioni di maggior favore».

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