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Cig in deroga anche in studio

I professionisti possono chiedere gli ammortizzatori in deroga. Con nota prot. n. 7518/2015, il ministero del lavoro ha infatti chiesto a regioni e Inps «di dare puntuale esecuzione a quanto disposto dal Consiglio di stato, consentendo l’accesso al trattamento di Cig in deroga» agli studi professionali.

Il Consiglio di stato infatti (si veda ItaliaOggi del 19 marzo) aveva accolto il ricorso di Confprofessioni ritenendo fondato il rischio di discriminazione dei professionisti, esclusi dagli ammortizzatori perché non «imprese» (ordinanza n. 1108/2015). «In attesa che il Tar si pronunci nel merito», dunque, come spiega ancora il ministero, i professionisti possono chiedere e ottenere la Cig in deroga.

Imprese e professionisti. La vicenda, che sembra incanalarsi verso un lieto fine per i professionisti, risale a quattro anni fa, quando il ministero del lavoro autorizzò per la prima volta l’accesso ad ammortizzatori agli studi professionali. La novità scaturì dalla diversa qualificazione dei professionisti, sulla base delle indicazioni della Corte di giustizia Ue (causa C/32 del 16 ottobre 2003) a favore di una nozione più ampia di datore di lavoro, cioè oltre lo stretto perimetro della nozione di impresa (cosa che aveva fino ad allora tenuto fuori gli studi professionali dagli ammortizzatori). Sulla base delle indicazioni Ue, invece, «datore di lavoro» va inteso qualunque soggetto che svolge attività economica e che sia attivo su un determinato mercato, per cui comprende di fatto anche gli studi professionali. L’entusiasmo si è spento ad agosto dello scorso anno, quando il ministero ha emanato il nuovo regolamento su Cig e mobilità in deroga (decreto prot. n. 83473 del 1° agosto 2014) e in esso ha scritto chiaramente che Cig e mobilità spettano esclusivamente «alle imprese» e non agli studi professionali.

Il contenzioso. La partita sembrava ormai chiusa a seguito della sentenza del Tar Lazio n. 6365 del 2014, che ha respinto l’istanza cautelare proposta da Confprofessioni contro il ministero del lavoro ai fini della sospensione del predetto decreto n. 83473/2014. E invece si è riaperta a seguito di un secondo appello, sempre di Confprofessioni al Consiglio di stato, e con u giudici di palazzo Spada che emettono l’ordinanza n. 1108/2015 in cui ritengono «convincenti» le tesi di Confprofessioni sul pericolo di discriminazione dei professionisti rispetto alle imprese.

Il via libera. La decisione del ministero del lavoro di dar immediata esecuzione alla decisione del Consiglio di stato chiude, per il momento, l’annosa questione per i professionisti. Che, pertanto, possono chiedere e ottenere gli interventi di cassa integrazione guadagni con riferimento a situazioni di crisi occupazionali per i propri dipendenti. «Per noi si è trattato di una battaglia sacrosanta contro un atto discriminatorio nei confronti dei professionisti e i loro dipendenti di studio, così come riconosciuto anche dal Consiglio di stato.», spiega il presidente di Confprofessioni, Gaetano Stella. «A questo punto, tocca alle regioni recepire l’ordinanza del Consiglio di stato, così come richiesto dal ministero del lavoro e disporre le risorse finanziarie ancora disponibili per concedere la completa erogazione dei trattamenti» aggiunge il presidente di Confprofessioni, sottolineando che «alcune regioni, come Marche, Lombardia e Veneto, si sono già attivate per consentire ai professionisti l’accesso alla Cig in deroga. Adesso attendiamo fiduciosi la sentenza di merito del Tar Lazio, auspicando che si possa mettere la parola fine a questa vicenda».

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