Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Cig in deroga, alt dalle imprese

Di sicuro le risorse finora assicurate per finanziare gli ammortizzatori sociali in deroga nel 2013, vale a dire 800 milioni, non saranno sufficienti, come vanno sostenendo da settimane le Regioni. Ma la strada trovata dai relatori alla legge di Stabilità per aumentare la dote, ovvero quella di utilizzare i contributi destinati ai fondi interprofessionali, è sbagliata. Lo sostiene l’intero fronte imprenditoriale, con a capo Confindustria.
Le imprese sono fortemente preoccupate per l’emendamento presentato venerdì scorso in commissione Bilancio del Senato da Giovanni Legnini (Pd) e Paolo Tancredi (Pdl), una correzione al testo arrivato dalla Camera (articolo 2, comma 22-sexies) in cui si prevede di utilizzare i contributi che le imprese versano, per il tramite dell’Inps, ai fondi interprofessionali. In ballo ci sarebbero 3-400 milioni, vale a dire la metà delle risorse su cui le imprese possono attualmente contare per finanziare con gli enti bilaterali i percorsi di formazione e riqualificazione professionale.
Si tratterebbe, secondo i relatori, di un contributo aggiuntivo capace di portare le garanzie finanziarie sulla Cig in deroga per l’anno venturo oltre il miliardo, un addendo cui si aggiungerebbero poi ulteriori risorse ricavate dalla riprogrammazione dei fondi strutturali Ue 2007-2013 (una quota, quest’ultima, ancora da definire). Ma le imprese, che per prime con i sindacati sono preoccupate del rifinanziamento degli ammortizzatori sociali in deroga, chiedono di abbandonare l’iniziativa. «Decidere di dimezzare le risorse che i datori di lavoro versano per la formazione professionale – si sostiene – in un periodo in cui, peraltro, le risorse disponibili sono estremamente esigue, comprometterà seriamente gli esiti delle iniziative rivolte ad incrementare l’occupazione e la ricollocazione, nonché a recuperare competitività e produttività».
Il contributo obbligatorio da versare all’Inps con questa finalità equivale allo 0,30% della busta paga lorda, e produce un flusso di cassa di circa un miliardo. Di queste risorse, circa 600 milioni vengono girati ai fondi interprofessionali, mentre gli altri 400 milioni restano per i cosiddetti fondi inoptati. Non si tratta di grandi risorse e, proprio per questo, pescare da questi fondi significherebbe prosciugare il canale di finanziamento, sui territori, per la formazione.
Secondo Confindustria se questo emendamento andasse in porto verrebbe smentito uno dei punti fondamentali della riforma del mercato del lavoro (legge 92/2012) che proprio sulla formazione punta per garantire la rioccupabilità dei lavoratori espulsi dalle attività. Ma procedendo con il prelievo dai fondi bilaterali si entrerebbe in contrasto anche con il recente accordo sulla produttività, dove pure l’enfasi è posta proprio sulle politiche di sostegno dell’occupazione tramite la riqualificazione professionale.
Il Governo, proprio alla luce delle crescenti difficoltà occupazionali che indurranno al ricorso massiccio alla Cig in deroga per tutto l’anno prossimo, aveva già concordato con le parti la proroga di sei mesi del termine entro il quale stipulare gli accordi collettivi per l’attivazione dei nuovi fondi Inps previsti dalla riforma per garantire gli ammortizzatori negli ambiti non coperti dalla Cig ordinaria. Una funzione che potrebbe coinvolgere anche i fondi bilaterali già esistenti, prevede la riforma, ma con opportuni adeguamenti e senza snaturare il loro ruolo primario che resta, appunto, quello della formazione.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Non chiamatela più utility locale. Il gruppo A2a cerca il salto di categoria: da società dei servi...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Dopo la crisi, scatta la "riscrittura" del Recovery Plan da parte del Parlamento. Il documento di 16...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

A2A lancia il piano industriale al 2030 per riposizionare l’azienda, «passando dal mezzo al fine,...

Oggi sulla stampa