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Cig in alternativa ai licenziamenti

Per le imprese del settore manifatturiero che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali, viene “azzerato il contatore”, e potranno contare su un massimo di altre 13 settimane di cassa fruibili fino a dicembre. Queste nuove settimane di sussidio sono gratis; e quindi, di fatto, chi le utilizza non può licenziare. Alle parti sociali il governo ha chiesto poi una dichiarazione congiunta, che è arrivata nella tarda serata di ieri, in cui si impegnano «a raccomandare l’utilizzo degli ammortizzatori sociali che la legislazione vigente ed il decreto legge in approvazione prevedono in alternativa alla risoluzione dei rapporti di lavoro»; e chiedono di accelerare, «sulla base di principi condivisi», la «conclusione della riforma degli ammortizzatori sociali, l’avvio delle politiche attive e dei processi di formazione permanente e continua».

Resta invece confermata la maggior “attenzione” per il settore tessile-abbigliamento-pelletteria: essendo comparti ancora in crisi, vengono accordate altre 17 settimane di cig gratuita (non sono dovuti i contributi addizionali) da fruire dal 1° luglio al 31 ottobre. Queste aziende entrano così nella normativa prevista per le piccole imprese e per quelle del terziario (che rientrano nel campo d’azione di cig in deroga e Fis): ciò significa che fino al 31 ottobre, anche loro, manterranno un divieto generalizzato di licenziamento per motivi economici (tranne le eccezioni, già previste dalle regole vigenti: cessazione definitiva dell’attività, accordo collettivo aziendale di incentivo all’esodo, fallimento).

In un incontro fiume a palazzo Chigi, durato oltre 7 ore, coordinato dal premier, Mario Draghi, con i leader sindacali (Maurizio Landini, Cgil, Luigi Sbarra, Cisl, Pierpaolo Bombardieri, Uil), si è instaurata una trattativa serrata in cui è stata chiamata in causa anche Confindustria per gestire il “post 30 giugno”, e dettagliare il decreto legge atteso oggi sul tavolo dell’esecutivo, che, come detto, allunga la cig gratuita per le aziende che hanno esaurito gli ammortizzatori e prevede norme di maggior tutela per il tessile-moda.

Nel nuovo decreto estivo, destinato nel fine settimana a diventare un emendamento al decreto Sostegni bis così da essere convertito in legge entro il prossimo 24 luglio, spazio anche alle misure fiscali e a quelle per gli aiuti alle imprese. Sul primo filone va registrato il rinvio di altri due mesi dello stop alla notifica di circa 60 milioni di atti da parte dell’agente pubblico della riscossione. La ripresa dell’invio delle cartelle esattoriali e del pignoramento di stipendi e pensioni viene spostato dal 1° luglio al 1° settembre. Uno slittamento che si trascina alla fine dello stesso mese di settembre il termine di versamento delle cartelle fino ad oggi sospese per la pandemia, e che sempre secondo il decreto Sostegni era previsto per 2 agosto (il 31 luglio cade infatti di sabato).

Il decreto dovrebbe indicare anche le modalità di ripresa sia delle notifiche sia dei pagamenti delle cartelle (almeno 16 rate arretrate) che dovrebbero essere liquidate dal contribuente in unica soluzione). L’idea già avanzata in più occasioni dai rappresentanti del Governo è quella di una riprese diluita nel tempo, anche se far scivolare i versamenti dei debiti dei contribuenti oltre la fine del 2021 avrebbe un onore di qualche miliardo da sostenere.

In soccorso potrebbero ora arrivare, però, le risorse pari a oltre 1,75 miliardi del cashback, che il governo, nonostante la contrarietà del M5s (si veda a pag. 10), ha deciso lunedì di bloccare il cashback a partire da oggi e fino al 31 dicembre prossimo.

Nel capitolo fiscale un posto spetta anche al rinvio al 31 luglio delle delibere con cui i comuni possono fissare la tariffa della Tari. Un rinvio che automaticamente porta allo slittamento in avanti del pagamento della tassa rifiuti per una buona parte di contribuenti.

L’altro dossier del decreto sono gli aiuti alle imprese con il rifinanziamento per circa 680 milioni della legge Sabatini. Dal 2 giugno, infatti, il meccanismo di finanziamento degli investimenti delle imprese è rimasto a secco e con la cassa chiusa.

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