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Cig, fisco e turismo spingono il nuovo deficit verso 25 miliardi

Come accaduto ai suoi predecessori di marzo e maggio, anche lo scostamento numero tre per finanziare la replica delle misure anticrisi lievita sul finale. E nella discussione al Consiglio dei ministri proseguito ieri fino a tarda sera punta a quota 25 miliardi: portando a 100 miliardi (si veda Sole 24 Ore di martedì) lo sforzo complessivo portato avanti in disavanzo da governo e Parlamento per contrastare la ricaduta economica della pandemia. Ma con il continuo ampliarsi degli spazi di indebitamento la cassa potrebbe mostare segni sofferenza e rendere, di fatto, quasi obbligato il ricorso al Mes.

A spingere in alto la terza puntata del deficit aggiuntivo sono stati due fattori. L’accordo di Bruxelles sul Recovery and Resilience Fund ha spazzato il campo dalle incognite dei rapporti con la commissione Ue: e i calcoli tecnici andati avanti anche ieri al ministero dell’Economia hanno potuto muoversi in un orizzonte un po’ più ampio. Il conto puntuale delle misure indispensabili per la manovra estiva, attesa al Consiglio dei ministri nella prima settimana di agosto, si era fermato poco sotto quota 22 miliardi. Ma l’esperienza insegna che un po’ di margini di sicurezza aiutano, anche nel passaggio parlamentare e nei rapporti con l’opposizione a partire da Forza Italia: utili in vista del via libera di Camera e Senato al nuovo disavanzo, che è in programma per mercoledì prossimo (per ora la data è stata fissata al Senato) e ha bisogno della maggioranza assoluta dei componenti.

Ammortizzatori sociali, fisco, scuola e turismo sono stati i quattro motori che hanno spinto la macchina del nuovo deficit. Perché tra rifinanziamento della Cassa integrazione, Naspi e incentivi alle imprese, il capitolo lavoro promette di assorbire fino a 10 miliardi. Lo stesso ministro dell’Economia Gualtieri ha ricordato ieri alla Camera i numeri monstre della Cig (2,1 miliardi di ore autorizzate per 12,6 milioni di lavoratori), con una spesa da 16,5 miliardi che «ha salvato almeno 1,5 milioni di posti di lavoro». La manovra estiva dovrà avviare il percorso d’uscita da questa condizione di emergenza, che però sarà lento e progressivo e dopo settembre chiederà di rimettere mano al deficit per ottenere i prestiti Sure.

Il rinvio delle scadenze fiscali di settembre (si veda il servizio a pagina 23) costerà altri 3,8 miliardi. E 5,2 miliardi vale la quota di nuovi aiuti per gli enti territoriali: alle Regioni andranno 2,8 miliardi, i Comuni si attendono almeno un altro miliardo abbondante, 500 milioni sono per Province e Città metropolitane, ma nell’elenco ci sono anche 250 milioni circa per l’imposta di soggiorno e 500 per il trasporto locale in crisi.

Fra le repliche delle misure di marzo e maggio c’è poi il rifinanziamento del Fondo di garanzia per le Pmi, che ha già accumulato richieste per 4,7 miliardi dei 5 stanziati e dovrebbe ottenere altri 800 milioni dal nuovo provvedimento.

L’elenco iniziale della manovra estiva si completa poi con due new entry: la scuola, che dovrebbe ottenere 1,2-1,3 miliardi per abbassare un po’ gli ostacoli sulla via della riapertura a settembre, e il turismo. Per questo comparto, simbolo dell’economia colpita dal Covid, il governo sta costruendo un pacchetto di aiuti per risollevare agenzie di viaggio ed eventi, con un occhio di riguardo a teatri e turismo congressuale. Ma il filone vero e proprio degli aiuti ai settori più colpiti, promesso nelle settimane scorse anche dal ministro Gualtieri, bisognerà aspettare la manovra d’autunno. E le coperture degli aiuti europei.

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