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Cig Covid per decreto fino a dicembre, poi almeno fino a marzo

Doppia proroga della cassa integrazione per l’emergenza Covid-19 per assicurare la copertura fino al prossimo 31 dicembre alle aziende che hanno esaurito la Cig e per proseguire nel 2021 almeno fino a marzo.

L’intervento del governo per estendere la durata degli ammortizzatori sociali per l’emergenza coronavirus avverrà in due fasi, con due strumenti normativi diversi; con un decreto, che negli obiettivi dei tecnici del ministero del Lavoro e dell’Economia dovrebbe essere messo a punto prima della convocazione dei sindacati di mercoledì pomeriggio verrà definita la proroga della cassa Covid-19 per tutto il 2020, per offrire un sostegno alle aziende che hanno utilizzato la proroga di 18 settimane contenuta nel Dl Agosto e da metà novembre le avranno terminate. Nella manovra, invece, con 5 miliardi (compresi i fondi residui) si finanzia la copertura della cassa Covid-19 almeno fino a marzo, secondo il criterio della perdita di fatturato registrata nei primi tre trimestri del 2020 rispetto allo stesso periodo del 2019. La Cig Covid, secondo il meccanismo introdotto con il Dl 104 del 2020 resterà gratuita per le aziende che nel confronto tra i due periodi hanno perso almeno il 20% di fatturato (l’orientamento è quello di confermare questa soglia), chi avrà perso meno dovrà contribuire per il 9%, chi non ha perso nulla per il 18%. Si sta verificando se la proroga varrà per 9 settimane o per 18, considerando che la somma complessivamente disponibile dovrà servire anche per finanziare gli ammortizzatori sociali della Cassa artigiani.

La vicenda della proroga della cassa Covid si intreccia con il delicato tema del blocco dei licenziamenti individuali per motivi economici e collettivi, in vigore dallo scorso 17 marzo. L’ultima proroga è contenuta nel decreto Agosto che nell’esonerare dal blocco gli accordi collettivi sugli esodi incentivati sottoscritti con i sindacati più rappresentativi, i casi di cessazione di attività o di fallimento, ha anche introdotto il principio secondo cui le imprese non possono licenziare fino al 31 dicembre 2020 finché beneficiano di sussidi statali. Dunque della cassa Covid o dell’esonero contributivo concesso fino ad un massimo di 4 mesi per i datori di lavoro che hanno riportato in attività lavoratori precedentemente messi in Cig. Ciò vuol dire che il prossimo mese, quando scadrà per molti la Cig Covid o lo sgravio contributivo, le imprese sono libere di procedere con i licenziamenti. Il governo non intende prorogare il blocco generalizzato nel 2021, posizione che preoccupa enormemente i sindacati che temendo un’ondata di licenziamenti hanno minacciato mobilitazioni. Nell’incontro di sabato sera con i ministri dell’Economia, Roberto Gualtieri e del Lavoro, Nunzia Catalfo, i leader di Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto a gran voce di estendere il blocco dei licenziamenti fino alla fine della crisi. Sul fronte opposto, però, ci sono le imprese, con Confindustria che sostiene che i propri associati sono disposti a pagarsi la cassa integrazione, pur di non dover sottostare al blocco dei licenziamenti che, oltretutto impedisce le ristrutturazioni aziendali e ostacola il turnover. Il governo, consapevole che un’ulteriore proroga potrebbe aprire la strada a ricorsi per incostituzionalità del blocco, che può avere una giustificazione solo se ha una durata temporaneamente circoscritta, lavora ad una uscita graduale per arginare i contraccolpi sull’occupazione.

L’orientamento è quello di prorogare con un decreto ad hoc la cassa Covid per tutto il 2020 , confermando il principio secondo cui i datori di lavoro fino alla fine dell’anno mentre beneficiano della Cig per l’emergenza coronavirus non possono licenziare. Tra i correttivi, per assicurare un’uscita graduale, il governo ha proposto ai sindacati di valutare opzioni come la conferma del blocco solo per di licenziamenti collettivi, oppure la possibilità di ricorrere ai licenziamenti individuali per ragioni economiche in presenza di politiche attive o di servizi di outplacement. Mercoledì c’è il nuovo round tra governo e sindacati.

Tornando al pacchetto di misure sul lavoro della manovra, con circa 1,8 miliardi di euro aggiuntivi (per uno stanziamento annuale complessivo di 7 miliardi), viene portato a regime il taglio del cuneo fiscale per i redditi sopra i 28mila euro. Si conferma, in sostanza l’intervento avviato lo scorso 1 luglio, in scadenza a fine anno per questa fascia di redditi.

Inoltre, con ulteriori 600 milioni, vengono azzerati per tre anni i contributi per le assunzioni degli under-35 a carico delle imprese (la scorsa manovra economica finanziava la decontribuzione al 50%). In un primo momento si era ipotizzato di utilizzare la decontribuzione anche per incentivare il rientro al lavoro delle donne dalla maternità, ma l’intervento al momento sembra rimasto fuori perchè privo di copertura. Inoltre vengono prorogate le misure Ape Social e Opzione Donna e si allarga la platea dei contratto di espansione riducendo il requisito dimensionale d’accesso (da mille a 500 dipendenti), con un finanziamento di 100 milioni.

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