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Ciclone-debito sulle Borse: Milano -4,7%

di Morya Longo

Negli Stati Uniti il mondo politico non trova l'accordo sulla riduzione del deficit di bilancio. In Europa Moody's minaccia di declassare il rating della Francia. In Grecia la politica "litiga" sulle misure di austerità. Se si leggono i vari commenti usciti sulle agenzie di stampa, si scopre che sono questi i principali motivi per cui ieri sono crollate le Borse: Parigi ha perso il 3,41%, Milano (zavorrata anche dallo stacco dei dividendi che ha pesato per lo 0,57%) ha ceduto il 4,74%, Francoforte il 3,35% e Londra il 2,62%, mentre Wall Street ha bruciato l'1,86%. Ma se si parla con gli investitori, si scopre che quelli sono solo pretesti. Non le vere cause. Il motivo vero è infatti un altro: ormai il mercato ha una sfiducia profonda sull'Europa. Gli investitori si comportano come se l'Unione monetaria abbia poche possibilità di restare unita. E la politica, con le sue contraddizioni, sembra fare di tutto per confermare questa sfiducia.

Una giornata di passione

Iniziamo dalla cronaca. La seduta di ieri è stata dominata da due eventi. Il primo riguarda gli Stati Uniti. La Super-commissione del Congresso, composta da sei repubblicani e sei democratici, doveva trovare l'accordo per ridurre il deficit del bilancio pubblico. Insomma: doveva mettere nero su bianco i tagli dei costi del bilancio statale, zavorrato ormai da un deficit pari al 10,7% del Pil (contro il -6,2% dell'area euro) e da un debito sulle soglie del 100% del Pil (85% in Eurolandia). Ma l'accordo non è stato trovato. E questo ha rinvigorito il timore di un taglio del rating statunitense: ovvie le ripercussioni sui mercati.

In Europa la "buona parola" ce l'ha messa Moody's, mettendo in guardia la Francia: Parigi potrebbe perdere il rating di "Tripla A". La notizia è negativa non solo per l'Eliseo, che perderebbe il "bollino blu" sui mercati, ma anche per l'Europa intera: la Francia è infatti il secondo garante del fondo salva-Stati (Efsf), per cui se perdesse il rating di "Tripla A" indebolirebbe ulteriormente il fondo.

In questo contesto le notizie negative sono tornate anche dalla Grecia: il probabile vincitore delle prossime elezioni (Antonis Saramas) non vuole mettere la firma sul pacchetto di austerità imposto dall'Ue, e questo mette in dubbio il pagamento della nuova tranche di aiuti da 8 miliardi. Morale: Borse in caduta libera. A pagare il dazio sono state innanzitutto le banche: Dexia -11,5%, Lloyds -7%, Commerzbank -6,81%, Intesa Sanpaolo -5,66% e UniCredit -2,99%. I timori di recessione hanno però affossato sprattutto le società attive sulle materie prime: Rio Tinto -5,89%.

Effetto valanga

Ma il vero motivo del tracollo delle Borse è un altro: ormai gli investitori non si fidano più dell'Europa. Il fondo salva-Stati, che doveva costituire la rete di protezione per i Paesi in crisi, è quasi inefficace. La Banca centrale europea non può stampare moneta e finanziare gli Stati (come hanno fatto quasi tutte le banche centrali estere), per cui l'Europa finisce per subìre le politiche monetarie degli altri senza potersi difendere. Per aggirare le regole ferree dei Trattati europei, ogni giorno emergono le più disparate idee: dagli eurobond a curiose triangolazione tra la Bce e il Fondo monetario, dalla creazione di nuovi fondi europei a progetti "segreti" per far uscire dall'euro alcuni paesi in crisi.

Insomma: le idee sono tante, e tutte ben confuse. «Tutti questi progetti non convincono i mercati – osserva Silvio Peruzzo, economista di Rbs –. L'unico interessante riguarda la possibilità che la Bce finanzi indirettamente gli Stati in crisi tramite il Fondo monetario, ma anche questo incontra troppe resistenze politiche». Secondo il Credit Suisse la strada migliore dovrebbe invece passare per l'unione fiscale dell'Europa. L'incertezza genera vendite, fa scattare le soglie automatiche dei grandi investitori e questo genera ulteriori vendite. Sul mercato lo chiamano effetto valanga.
 

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