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Ciambella per le grandi imprese

Nasce un fondo da 400 mln di euro per sostenere finanziariamente le grandi imprese in temporanea difficoltà a causa della pandemia. Potranno beneficiarne anche le aziende in amministrazione straordinaria. Il nuovo strumento erogherà finanziamenti agevolati, rimborsabili in cinque anni; per accedervi le imprese devono accusare flussi di cassa prospettici considerati inadeguati a far fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate. E, al contempo, devono presentare prospettive di ripresa della propria attività. Come? Esibendo un piano di rilancio dell’attività, anche a fini occupazionali. In ogni caso, il finanziamento sarà concesso solo a condizione che si possa ragionevolmente presumere il rimborso integrale dell’esposizione a scadenza. Il tutto è stabilito da un decreto firmato dal ministro dello Sviluppo economico, Giancarlo Giorgetti; il provvedimento – inviato alla Corte dei conti per la registrazione – è attuativo dell’articolo 37 del decreto-legge «Sostegni» (n. 41/2021, convertito con modificazioni dalla legge 69/2021); la norma in questione consente al MiSe di attivare il nuovo fondo (che sarà gestito da Invitalia) solamente per garantire continuità alle imprese con un numero pari o superiore a 250 dipendenti e che abbiano un fatturato superiore a 50 mln di euro o un bilancio superiore ai 43 mln di euro. Per l’attivazione definitiva dello strumento, il governo ora è in attesa del placet della commissione europea circa il rispetto delle norme Ue sugli aiuti di stato. Andiamo con ordine.

I parametri. In base a quanto indicato con la raccomandazione 2003/361/CE e il relativo decreto di recepimento MiSe del 18 aprile 2005, i parametri di riferimento per l’accesso all’agevolazione sono:Per fatturato: la voce A1 del conto economico redatto secondo le norme cc;Per totale di bilancio: il totale dell’attivo patrimoniale;I dipendenti, invece, devono essere calcolati in termini di Unità Lavorative Anno – Ula (un lavoratore a tempo pieno per tutto l’anno è considerato 1 Ula Un lavoratore part-time, che lavora la metà del tempo di un lavoratore a tempo pieno conta 0,5 Ula). Nello specifico, vengono considerati dipendenti i lavoratori a tempo determinato o indeterminato, iscritti nel libro matricola dell’impresa, fatta eccezione per quelli posti in cassa integrazione straordinaria. Non rientrano tra questi, invece, gli apprendisti con contratto d’apprendistato e le persone con contratto di formazione o di inserimento. C’è di più. Anche gli imprenditori e i soci che lavorano in azienda sono conteggiati al fine del calcolo dell’Ula, ma devono percepire compensi per l’attività lavorativa svolta.

Per quanto riguarda le attività «associate» o «collegate», invece, i loro dati relativi a occupati, fatturato o totale di bilancio andranno considerati in sommatoria.

La situazione di temporanea «difficoltà», per accedere al nuovo fondo, è quella definita all’art. 2, punto 18, del regolamento Ue n. 651/2014 della commissione del 17/6/2015.

Le agevolazioni. I finanziamenti agevolati che il nuovo fondo potrà concedere dovranno essere finalizzati ad assicurare la concessione di un prestito diretto alla gestione corrente, alla riattivazione ed al completamento di impianti, immobili ed attrezzature industriali, nonché per le altre misure indicate nel programma di rilancio che la grande impresa avrà presentato. Come detto, il finanziamento sarà concesso solo a condizione che si possa ragionevolmente presumere il rimborso integrale dell’esposizione a scadenza.

Le esclusioni. Al nuovo regime non possono accedere imprese del settore bancario, finanziario e assicurativo, anche se si trovano in situazione di temporanea difficoltà finanziaria legata al Covid. Strada sbarrata anche alle attività già in «difficoltà» al 31 dicembre 2019; in pratica non possono accedere ai finanziamenti le imprese che soddisfano almeno una delle seguenti circostanze:

1) nel caso di una società a responsabilità limitata qualora questa abbia perso più della metà del capitale sociale sottoscritto a causa di perdite cumulate. Questa situazione si verifica quando la deduzione delle perdite cumulate dalle riserve (e da tutte le altre voci generalmente considerate come parte dei fondi propri della società) dà luogo a un importo cumulativo negativo superiore alla metà del capitale sociale sottoscritto;

2) nel caso di una società in cui almeno alcuni soci abbiano la responsabilità illimitata per i debiti della stessa qualora questa abbia perso più della metà dei fondi propri, quali indicati nei conti della società, a causa di perdite cumulate;

3) qualora l’impresa sia oggetto di procedura concorsuale per insolvenza o soddisfi le condizioni previste dal diritto nazionale per l’apertura nei suoi confronti di una tale procedura su richiesta dei suoi creditori;

4) qualora l’impresa abbia ricevuto un aiuto per il salvataggio e non abbia ancora rimborsato il prestito o revocato la garanzia, o abbia ricevuto un aiuto per la ristrutturazione e sia ancora soggetta a un piano di ristrutturazione;

5) infine, qualora negli ultimi due anni ricorrano entrambe le condizioni seguenti:Il rapporto debito/patrimonio netto contabile dell’impresa sia stato superiore a 7,5;Il quoziente di copertura degli interessi dell’impresa (Ebitda/interessi) sia stato inferiore a 1,0.

Imprese in amministrazione straordinaria. Si diceva che anche queste attività (nella condizione di cui al dlgs. n. 270/1999 e al dl n. 347/2003) sono ammesse al nuovo fondo varato dal ministro Giorgetti. Ma per esse, il via libera ai finanziamenti agevolati è subordinato a un preciso impegno: il sostegno può essere concesso solo «a condizione che si possa ragionevolmente presumere il rimborso integrale dell’esposizione alla scadenza».

La gestione del fondo salva imprese. Secondo l’architettura MiSe, questa potrà anche essere affidata a organismi in house, sulla base di una convenzione apposita siglata con il dicastero. I crediti sorti per la restituzione dei finanziamenti saranno invece soddisfatti in pre-deduzione (cioè crediti prioritari in caso di liquidazione della società), a norma dell’articolo 111, primo comma, numero 1), della legge fallimentare (rd n. 267/1942 e successive modificazioni e integrazioni). Le somme restituite, invece, verranno versate al bilancio dello stato distinte tra quota capitale e quota interessi. Gli importi relativi alla quota capitale saranno infine riassegnati al fondo per l’ammortamento dei titoli di stato (legge n. 432/1993).

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