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Chrysler verso Wall Street, l’Alfa resta in Italia

«Non produrremo mai Alfa Romeo fuori dall’Italia. Almeno finché ci sarò io». Per la sua nuova, e per molti aspetti inedita, crociata a sostegno del made in Italy Sergio Marchionne ha scelto una delle testate internazionali più prestigiose, il Financial Times. Interessato soprattutto a catturare l’attenzione del pubblico dei paesi emergenti (oltre che della controparte americana su Chrysler, il Veba) in una lunga intervista l’amministratore delegato del Lingotto ha illustrato nel dettaglio la strategia costruita dal gruppo intorno ai suoi marchi premium – Ferrari, Maserati e Alfa Romeo.
Era uno degli assi portanti del piano presentato un anno fa, ma ora – a giudicare dalle parole di Marchionne – si è arricchito di un elemento in più, vale a dire un riferimento chiaro al valore del made in Italy, quel mix di stile e potenza che ha fatto la fortuna della Ferrari e che ora dovrebbe regalare grosse soddisfazioni a Maserati e Alfa Romeo. Di mezzo, c’è il miliardo investito dalla Fiat sull’ex Bertone di Grugliasco, alle porte di Torino, e l’altro annunciato due settimane fa per il rilancio di Mirafiori; qui, ha detto ieri Marchionne, si punta alla piena occupazione dei 5.500 addetti (oggi l’impianto è in funzione per tre giorni al mese con 1.500 addetti a rotazione): «Il piano che intendiamo applicare in termini di pieno sviluppo del sito è che tutte le persone impiegate nell’impianto siano riassorbite», ha dichiarato l’ad del Lingotto, aggiungendo poi che nella storica fabbrica torinese è prevista «una catena di assemblaggio completa e un nuovo modello che andrà a integrare la gamma Maserati». Che cosa? Un suv, probabilmente, anche perché sempre Marchionne ieri ha ripetuto che «abbiamo un disperato bisogno di suv». Sempre per quanto riguarda Mirafiori, l’investimento, assicura, è già partito e l’idea è di «entrare sul mercato nel secondo trimestre del 2015».
La lettura del quotidiano britannico ieri ha destato la soddisfazione dei sindacati e del sindaco di Torino, Piero Fassino. Certo la strategia disegnata da Sergio Marchionne, soprattutto per quanto riguarda Alfa Romeo, va ancora declinata in termini di modelli e scadenze: in Europa, dove nei primi sei mesi dell’anno (solo oggi usciranno i dati freschi Acea), il gruppo ha immatricolato poco più di 400mila vetture, Alfa Romeo non è andata oltre quota 35mila, il 33% in meno dello stesso periodo dell’anno. Oggi lo storico marchio compare solo su Giulietta (prodotta a Cassino) e MiTo (sfornata a Mirafiori), la nuova 4C verrà realizzata solo in 3.500 esemplari e per lo spider – prodotto da Mazda in Giappone – bisognerà comunque attendere il 2015. In cantiere, come detto, ci sono un probabile suv, poi forse la Giulia e magari un’ammiraglia, ma al momento non si parla ancora di scadenze né di volumi.
Su tutto, comunque, incombe la trattativa con il Veba per approdare al 100% di Chrysler, premessa per fondere i due gruppi e quotarli insieme a Wall Street. Per ora il negoziato resta in fase di stallo (non a caso ieri in Borsa il titolo Fiat ha perso lo 0,24% nonostante la giornata ben intonata) e dunque si lavora alla quotazione del 16,6% non opzionato che fa capo al Veba, come richiesto dal fondo americano: «Tutto il lavoro preparatorio è completato, dovremmo essere pronti a presentare i documenti entro la settimana», ha ribadito Marchionne al quotidiano inglese. Tuttavia, in parallelo, la trattativa prosegue nella speranza di approdare a un accordo: «Dobbiamo trovare un modo per far sì che escano, in modo da non creare quello che considero siano aspettative di valorizzazione eccezionalmente alte o abnormi».

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