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Chrysler, tetto sulla cedola Fiat

Tetto ai dividendi pagabili da Chrysler, impatto limitato del declassamento del rating, precisazioni varie sulle stime per il 2014. Questi i chiarimenti che la Fiat ha dato al mercato, dopo la richiesta che la Consob – l’autorità di controllo sui mercati – ha trasmesso al Lingotto con una lettera del 13 febbraio. La notizia della lettera è emersa con la risposta del Lingotto, diffusa ieri mattina.
Non è la prima volta che la Consob interviene in questa forma sul Lingotto (lo fece, per esempio, ai tempi del piano Fabbrica Italia poi ritirato). Stavolta l’Authority voleva una serie di quesiti su informazioni già rese note a fine gennaio dall’azienda in occasione del consiglio d’amministrazione che ha approvato i conti 2013. La Commissione ha chiesto lumi sulle ipotesi su cui si basano gli obiettivi 2014 comunicati a fine gennaio, sugli effetti del recente declassamento da parte di Moody’s, sull’accesso alla liquidità Chrysler, sui tempi e gli effetti della riorganizzazione societaria del gruppo anch’essa annunciata alla fine del mese di gennaio.
La nota della Fiat risponde punto per punto alle singole questioni. Il tema più caldo è quello dei debiti e dell’accesso alla liquidità della Chrysler – controllata ora al 100% dal Lingotto. Il comunicato conferma i vincoli già noti alla distribuzione di dividendi Chrysler: in base alle clausole dei prestiti accesi nel 2011 e di recente incrementati, la società non potrà erogare al socio (Fiat spa) oltre il 50% degli utili accumulati dal 1 gennaio 2012, più 500 milioni di dollari una tantum. Tenuto conto della somma già distribuita in occasione dell’acquisto da parte di Fiat della quota Veba (1,9 miliardi di dollari), attualmente Chrysler potrebbe pagare non più di 800 milioni di dollari (circa 600 milioni di euro); in base alla stima della stessa Chrysler sull’utile netto 2014 (tra i 2,3 e i 2,5 miliardi di dollari), la somma distribuibile salirà a fine anno a 2 miliardi di dollari, circa 1,5 miliardi di euro.
Ai dividendi erogabili si aggiunge per Fiat – ricorda la nota del Lingotto – un’altra potenziale fonte di liquidità da Chrysler: «I finanziamenti intercompany, non soggetti ad alcuna limitazione specifica, fatta salva la soggezione alla disciplina contrattuale relativa alle operazioni con parti correlate, che richiede che le operazioni avvengano on arm’s length terms (a condizioni di mercato) e siano approvate dagli amministratori di Chrysler disinterested».
L’obiettivo di indebitamento netto industriale consolidato a fine 2014 è confermato a 9,8-10,3 miliardi di euro. Escluso l’impatto dell’acquisto dal Veba della quota Chrysler (2,7 miliardi) e 300 milioni dovuti all’applicazione dei nuovi principi contabili Ifrs11, il saldo atteso tra le risorse generate dalla gestione e gli investimenti di periodo evidenzia «un modesto assorbimento di cassa, tra 0,1 e 0,6 miliardi». Confermato l’Ebitda in crescita. Per quanto riguarda i ricavi, previsti in rialzo del 7% a 93 miliardi, la crescita dovrebbe venire dai mercati nordamericano e asiatico e dai marchi di lusso Ferrari e Maserati, con una stabilità prevista in Europa e America Latina; anche Sergio Marchionne, dunque, non conta più di tanto sui sintomi di ripresa mostrati in questi mesi del mercato europeo dell’auto.
La riduzione del rating annunciata recentemente da Moody’s avrà secondo il Lingotto «un impatto limitato». Un altro tema delicato è quello del trasferimento della sede legale e del domicilio fiscale di Fiat spa. Nessun dettaglio addizionale sui tempi della riorganizzazione, salvo la conferma che l’intera operazione dovrebbe concludersi «entro la fine del 2014». Il Lingotto ribadisce la tesi che lo spostamento della residenza fiscale in Gran Bretagna «non comporta effetti significativi sul carico fiscale del gruppo».
Il titolo Fiat ha segnato ieri un lievissimo ribasso in Borsa (-0,1% a 7,51 euro).

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