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Chrysler cresce meno, giù l’utile Fiat

TORINO — Per ironia della sorte, la Fiat tiene il cda a Detroit e, prima volta dopo molti mesi, i conti di Chrysler smettono di crescere. Niente di drammatico, spiega Marchionne, perché «una contrazione nel primo trimestre era prevista » anche se, ammette, «speravamo un po’ meglio». Ma la flessione americana sarebbe congiunturale, «legata ai costi per il lancio di nuovi modelli», i truck Ram e il nuovo Jeep Grand Cherokee. Così, garantisce il manager, Chrysler si riprenderà a partire dal secondo semestre e consentirà di «centrare gli obiettivi 2013», anche se «non sarà una passeggiata ». Contemporaneamente, in questa pazza trimestrale, i conti del solo mercato europeo vanno meno peggio del solito e la perdita nel Vecchio continente si riduce del 25 per cento: «Il fondo in Europa lo toccheremo probabilmente alla fine del secondo trimestre – spiega Marchionne – ma vedo dei segnali incoraggianti». Tra questi ce n’è uno non direttamente economico: «La costituzione del nuovo governo in Italia è un fatto incoraggiante».
Le notizie sui conti della controllata americana influiscono subito sulla quotazione del titolo Fiat anche se poi la flessione si ridurrà al termine della seduta. Quel che preoccupa gli analisti è il fatto che finora i conti del Nordamerica hanno sempre funzionato come un fido bancario: per quanto andassero male le cose in Europa, sono stati i conti di Detroit a equilibrare il bilancio, garantendone l’attivo. Nel primo trimestre
2013 invece il fido americano si è ridotto di entità: l’utile di Chrysler è sceso del 64 per cento da 473 a 166 milioni di dollari. Con la prospettiva di riprendersi nel resto dell’anno perché i target sono confermati: 73 miliardi di dollari di ricavi, 2,2 miliardi di utile netto e un aumento dell’8 per cento delle vendite a 2,7 milioni di pezzi consegnati. L’effetto sulla trimestrale del Lingotto è immediato: l’utile del gruppo Fiat crolla nel trimestre da 262 a 31 milioni di euro e l’utile della gestione ordinaria passa da 806 a 618 milioni. Anche per Fiat Marchionne conferma i target già annunciati: 90 miliardi di euro di ricavi, utile della gestione ordinaria superiore ai 4 miliardi e utile netto tra 1,2 e 1,5 miliardi di euro. La liquidità del gruppo al 31 marzo era di 21 miliardi, sufficiente a reggere un eventuale acquisto del 41,5 per cento di azioni Chrysler ancora in mano al sindacato Uaw attraverso il fondo pensionistico Veba. «Avete i soldi per portare a termine l’operazione?», chiedono gli analisti a Marchionne. E lui risponde scherzando: «Ho guardato i conti poco tempo fa e c’erano».
Il nodo delle azioni Veba è decisivo per comprendere quali saranno i tempo della fusione. Marchionne dice di voler attendere il pronunciamento del tribunale del Delaware sul valore dei titoli. Quanto alla quotazione della nuova società che nascerà dalla fusione, sostiene che «la mia sede principale preferita è la Borsa di New York». In ogni caso, se non si arriverà ad un accordo con Veba, «stiamo preparando anche l’ipotesi dell’Ipo».

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