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Chrysler a Fiat, Obama ringrazia Torino


di  Raffaella Polato

TORINO — Prima le parole (e l'assegno) da amministratore delegato Chrysler: «Meno di due anni fa ci siamo impegnati a ripagare totalmente i contribuenti di Usa e Canada. Oggi manteniamo la promessa» . Poi, pochi minuti ma sei fusi orari dopo, le parole (e anche qui l'assegno) da amministratore delegato Fiat. Questa volta il messaggio di Sergio Marchionne va però direttamente ai dipendenti del Lingotto — anzi, «alle persone della Fiat» — e poiché ne capisce le paure la chiave della lettera è soprattutto una: il fatto che Torino «abbia acquisito un pezzo importante per consolidare la maggioranza di Chrysler è semplicemente un passaggio finanziario e tecnico, quello che conta adesso è che possiamo imprimere un'accelerazione fondamentale al disegno di creare un costruttore d'auto mondiale, determinato a posizionarsi tra i leader del settore» . Non è solo un modo di suonare la carica, rassicurare, provare a esorcizzare i fantasmi di chi, in Italia, legge la mossa che porta il Lingotto al controllo di Auburn Hills unicamente come prologo al «trasloco» negli Usa della sede legale. È che, insieme al complesso incastro di tasselli completato ieri con la pubblica «benedizione» di Barack Obama, si chiude una fase: quella dell'emergenza a Detroit. E se ne apre un'altra, anche a Torino: quella del gruppo ormai unico, in cui non avrà più senso distinguere i due ruoli di Marchionne perché non ha definitivamente più senso separare Chrysler da Fiat. Auburn Hills ha ripagato i 5,9 miliardi di dollari di prestiti ottenuti dal governo americano e gli 1, 7 concessi dall'amministrazione canadese. Il Lingotto, in contemporanea, ha fatto scattare l'opzione che dall'estinzione di quel debito era condizionata: non avrebbe mai più ottenuto un contesto più favorevole, per la valutazione del 16%che gli consente di salire dal 30 al 46%, e con 1,26 miliardi di dollari ottiene il controllo del gruppo Usa. Entro l'anno arriverà l'ultimo 5%«gratis» . Ci sono altre opzioni per salire, eventualmente, anche fino al 76%. Ma intanto quei 900 milioni di euro (più o meno) sono tutto il cash che Torino avrà dovuto sborsare per assicurarsi il 51%. Il «gruppo unico» è una realtà. Il resto sono lavoro (enorme, «e c'è molto ancora da fare» , ripete Marchionne anche a «tutti gli uomini e le donne che in Chrysler si sono impegnati duramente per mantenere le promesse» ), sono tecnologie, è know how. Però il disegno immaginato nel pieno della grande crisi sta prendendo forma. Il salvataggio di Auburn Hills, in cui pochi credevano, può dirsi compiuto e se ora resta da costruire «un leader dell'auto globale» il riconoscimento più importante di «fiducia ripagata» Marchionne lo riceve dal presidente degli Stati Uniti. È Obama a sottolineare come il rimborso sia «avvenuto con sei anni di anticipo rispetto ai piani» . Ed è lui a mettere l'enfasi. Tra un anno si vota, negli Usa. Il presidente, per i salvataggi dell'auto, è stato anche criticato. Oggi può dire: «Questa è una pietra miliare. È stato difficile decidere di aiutare un’azienda vicina alla bancarotta, ma ora sappiamo che è stata la scelta giusta» . Il resto tocca, ancora, a Marchionne. «Siamo alla vigilia di una svolta unica» , ripete ai dipendenti Fiat, «ci sono tutte le condizioni per accelerare e consolidare, nei prossimi mesi, il grande progetto di integrazione industriale» . Il richiamo ai sistemi Paese, per un giorno almeno, è solo indiretto.

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