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Chrysler, 4 modelli made in Fiat

di Andrea Malan

Sergio Marchionne passerà la prossima settimana impegnato in una serie di faccia a faccia con i banchieri americani cui ha presentato mercoledì il piano di rifinanziamento della Chrysler; obiettivo, raccogliere entro mercoledì 18 maggio gli impegni e chiudere l'operazione la settimana successiva. La presentazione (anticipata dal Sole 24 Ore di ieri), oltre ai dettagli del piano di rifinanziamento – 3,5 miliardi di dollari di prestiti bancari, 2,5 miliardi di bond e una linea di credito da 1,5 miliardi – illustra l'impatto sui parametri finanziari di Chrysler a breve e medio termine: taglio di 200 milioni annui dagli oneri finanziari; liquidità di 11 miliardi di dollari al closing del rifinanziamento. L'operazione di rifinanziamento, inoltre, ha spiegato Marchionne, «aumenta le possibilità di ricevere un finanziamento a tassi attraenti dal dipartimento dell'Energia Usa».

Il sentiero di crescita della partecipazione Fiat in Chrysler è quello già noto, con il 46% che verrà raggiunto entro fine giugno e il 51% previsto entro fine anno, con l'omologazione del veicolo Chrysler a basso consumo basato su tecnologia Fiat. In realtà, come Sergio Marchionne ha fatto intuire nelle scorse settimane, la partecipazione potrebbe salire anche al di là della soglia del 51 per cento: non appena Chrysler avrà restituito i debiti con Usa e Canada, Fiat disporrà di un'opzione call per rilevare la quota residua in mano al Tesoro Usa (il 6% circa) a un prezzo da contrattare o da definire in base all'intervento di tre banche d'investimento.

Marchionne ha illustrato ai banchieri anche il piano industriale di Chrysler fino al 2014, che dopo un vuoto d'aria quest'anno prevede altri 17 modelli interamente nuovi tra il 2012 e il 2014 (24 nell'arco del piano 2010-2014); di questi 17, 15 saranno basati su architetture di origine Fiat e ben 4 saranno importati negli Usa e prodotti dal gruppo Fiat: il primo dovrebbe essere il Doblò, che arriverà l'anno prossimo con marchio Ram; nel 2013 ci saranno il Suv Jeep prodotto a Mirafiori, un'auto per Dodge e una direttamente con il marchio Fiat.

Nel piano non compare invece, un po' a sorpresa, l'Alfa Romeo. È vero che la 500 per gli Stati Uniti – per esempio – è in realtà prodotta direttamente da Chrysler su licenza; ma anche il ritorno del biscione in America dovrebbe (o avrebbe dovuto) appoggiarsi sulla capacità produttiva della casa di Auburn Hills: nei mesi scorsi si è parlato per esempio della probabile produzione oltreoceano della Giulia. Il fatto che il marchio sportivo non sia stato citato potrebbe indicare che i tempi del ritorno negli Usa sono più lunghi del previsto o che la decisione di Marchionne di non vendere il marchio non è così granitica

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