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Choc Volkswagen, primo rosso dopo quindici anni

BERLINO Il nuovo capo della Volkswagen, Matthias Müller, è partito ieri pomeriggio per la Cina, assieme a Angela Merkel, impegnata in un’ennesima visita di Stato in Asia. Avranno di che discutere, vista la situazione della casa automobilistica. Müller, però, è decollato con il cuore un po’ più leggero: in mattinata aveva annunciato i risultati del terzo trimestre di gruppo, meno drammatici di alcune previsioni, e aveva assicurato che la strategia che sta sviluppando renderà «più divertente lavorare» per Vw.
Il nuovo ceo sta cercando di consolidare il terreno sotto le attività del gruppo per frenare la caduta. Per il momento ci sta riuscendo, anche se il futuro è tutto da scoprire: di certo, Müller vuole dare l’impressione di potere usare la crisi iniziata con l’ammissione dell’imbroglio sui gas di scarico per trasformare non solo la cultura manageriale ma anche le prospettive del gruppo di Wolfsburg.
Ieri ha annunciato la prima perdita da 15 anni: 3,48 miliardi a livello operativo, 1,7 netti, dopo accantonamenti per 6,7 miliardi in vista delle spese legate allo scandalo delle emissioni. Ha detto di aspettarsi che, per l’intero anno, i profitti caleranno «significativamente» rispetto ai 12,7 miliardi operativi del 2014. Ma le vendite finora non sono crollate: il numero è calato in settembre ma, nei tre mesi, il fatturato è salito del 5%, a 51,5 miliardi. E la liquidità netta è salita da 21,5 a 27,8 miliardi, in parte grazie alla vendita del 19,9% di Suzuki. Un bilancio con una certa solidità: in Borsa, il titolo è salito di oltre il 2%. Entro metà 2016 Müller presenterà un piano di revisione del business: il gruppo non può più essere «condotto con i principi e con le strutture di ieri». Il ceo ha dato l’impressione di voler approfittare dell’obbligo di rivoltare l’azienda per adeguarla alle grandi trasformazioni che il settore ha di fronte. Iniziando dal valutare seriamente il senso di andare sul mercato con 300 modelli (ma ha escluso fusioni tra i marchi Vw, Seat e Skoda).
L’operazione, in un gruppo da 600 mila dipendenti colpito dalla crisi più grave della sua storia, sarà complicatissima. Sul piano finanziario, una cassa di oltre 27 miliardi è una buona cosa. Tra costi di richiamo di (in diversi modi) 11 milioni di auto, multe in America e in Europa (che potrebbero arrivare a 20 miliardi) e probabili decine di cause legali, gli analisti prevedono però uscite per più di 30 miliardi, forse 40. Niente, dunque, è scontato: nemmeno il fatto che la prima casa automobilistica europea rimanga potente sui mercati come lo è ora. In questo scenario la Ue ha raggiunto un accordo sui nuovi test su strada per le emissioni auto, con una soglia di tolleranza della non conformità più alta delle attese, pari al 110% (2,1 volte) per gli ossidi di azoto da settembre 2017, che scende al 50% nel 2020. L’Europa è la prima area del mondo a dotarsi di un tale sistema di controllo, ha detto la commissaria all’Industria, Elzbieta Bienkowska.

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