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Chiusure alle 18, vince il governo. Limiti soft agli spostamenti

La chiusura alle 18 resta confermata. Bar, ristoranti ma anche pasticcerie, gelaterie e tutti i locali dove di somministrano bevande e alimenti a quell’ora dovranno tirare giù le saracinesche. Almeno fino al 24 novembre, data di scadenza delle misure contenute nel nuovo Dpcm da oggi in vigore, che dispone anche la chiusura di palestre e piscine, sale giochi, sale scommesse, centri benessere e termali e anche di cinema e teatri oltre allo stop agli impianti sciistici in attesa di un protocollo ad hoc.

Per un mese quindi niente più apertivi o cene né tavolate tra amici (si potrà stare al tavolo massimo in 4 a meno che non si tratti di conviventi). In compenso restano possibili i pranzi anche nei giorni festivi, a partire dalla domenica,che nel testo iniziale del decreto erano stati invece vietati. Una concessione alle richieste delle Regioni che però non basta a frenare le critiche dei Governatori che avevano proposto all’esecutivo di modificare il testo posticipando alle 23 la chiusura dei ristoranti. «Sarebbe un punto di caduta ragionevole», sottolineava ieri mattina Luca Zaia facendo appello al «buon senso» perché – ha insistito anche il presidente del Fiuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga – se il Dpcm non subirà «profondi cambiamenti, spariranno migliaia di attività economiche». Una posizione che accomuna tutte le Regioni («scelte incongruenti» stigmatizza il ligure Giovanni Toti), la maggioranza delle quali, – va ricordato – è guidata dal centrodestra. Su un punto i Governatori però hanno certamente avuto la meglio: l’incremento della Dad, acronimo di didattica a distanza, per gli studenti delle superiori che il Dpcm ora indica per «almeno» il 75% e potrà quindi arrivare anche al 100% come peraltro era stato già previsto da alcune ordinanze regionali, a partire da quella del presidente della Lombardia Attilio Fontana. Dal testo è anche scomparso il divieto a svolgere concorsi pubblici e privati.

La sovrapposizione tra le misure contenute nei decreti di orgine governativa (due Dpcm in una settimana)e quelli emessi dai Governatori ma anche dai sindaci rischia tuttavia di provocare una vera e propria babele, con prescrizioni e divieti che si moltiplicano a distanza, a volte, di pochissimi giorni rendendo molto complicato riuscirsi ad orientare. Ad esempio da oggi in Lombardia scatterà contemporaneamente la chiusura alle 18 ma anche il coprifuoco delle 23, già in vigore da giovedì, che nel Lazio è posticipato alla mezzanotte. Il Dpcm poi «raccomanda fortemente» ai cittadini di «non spostarsi» (nel testo definitivo è saltata la specifica «non spostarsi dal comune di residenza, domicilio o abitazione») ma in Campania quegli spostamenti sono stati già stati interdetti dal Governatore Vincenzo De Luca. Così come la norma antimovida, sempre nel decreto di Palazzo Chigi, che prevede a partire dalle 21 la chiusura di «strade o piazze» era già stata prevista e resa operativa dalle ordinanze di alcuni sindaci tra cui Virginia Raggi e Chiara Appendino, rispettivamente a Roma e Torino.

Non è stata invece introdotta la chiusura dei centri commerciali nei weekend attuata in Lombardia e Piemonte e che le Regioni avrebbero voluto estendere a tutto il territorio nazionale. Sempre il Dpcm prevede però un’ulteriore stretta sullo sport. Oltre allo stop per palestre e piscine, chiuderanno anche i tornelli degli impianti di sci. Almeno fino a quando non sarà approvato e applicato il protocollo che indicherà le prescrizioni da osservare. Restano invece sempre possibili la corsa e la ginnastica all’aperto.

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