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Chiusura liti con premio

Il difficile viene ora, o quasi. Parte oggi la storica riforma della geografia giudiziaria, basata sul taglio dei piccoli tribunali. A giorni, il 21 settembre, torna in pista la conciliazione obbligatoria, reintrodotta dal decreto “Fare”. La prima è un tassello fondamentale per il rilancio del servizio Giustizia su cui in pochi, questa estate, scommettevano. La mediazione – già sperimentata tra il 2011 e il 2012 prima dello stop della Consulta per eccesso di delega – è invece uno strumento per recuperare terreno su crescita del contenzioso, cause arretrate e lunghezza dei processi. Sempre che riesca a far breccia, vista l’ostilità di gran parte dell’avvocatura.
Per “promuoverla” tra i cittadini, il sottosegretario alla Giustizia Cosimo Ferri pensa a un «bonus fiscale per le transazioni sulle liti civili pendenti da un certo numero di anni, per esempio quattro». Chiudendo ieri a Roma il convegno «Giustizia civile tra riforma e ritardi: la necessità di un sistema efficiente», promosso da Confindustria, Ferri pensa invece, per gli avvocati coinvolti nell’assistenza legale (obbligatoria) nelle procedure di conciliazione, «all’introduzione di una cedolare secca sui compensi relativi alle liti transate». E, per le liti connesse a trasferimenti immobiliari tra privati, «ad una riduzione sull’imposta di registro».
Al centro del convegno anche il debutto delle nuove circoscrizioni giudiziarie, che il vice presidente di Confindustria, Ivanhoe Lo Bello, definisce «una riforma modello», su cui occorre però vigilare nell’attuazione. Dopo l’informativa del Guardasigilli di mercoledì al Senato (un rinvio degli accorpamenti, «anche di breve durata, produrrebbe il caos»), il rischio di uno stop in extremis è scongiurato, ma Lo Bello ribadisce l’importanza di procedere senza incertezze nella messa a regime, fase pericolosa per l’instabilità politica e i mugugni di avvocati, magistrati e dei Comuni penalizzati dagli accorpamenti. La posta in gioco, ricorda, è una Giustizia più efficiente, che potrebbe farci guadagnare l’1% del Pil abbattendo gli 8 anni necessari per tre gradi di giudizio. Meno uffici giudiziari, ricorda Lo Bello, significano anche magistrati più specializzati, “motore” dei Tribunali delle imprese operativi da un anno. Un esempio di scelta positiva per attrarre investimenti esteri. Per questo, Confindustria chiede al Governo di sperimentare per qualche anno l’estensione delle competenze dei Tribunali delle imprese alle controversi sui ritardati pagamenti delle transazioni commerciali tra imprese e con la Pa. Gli stessi tribunali dovrebbero occuparsi delle controversie che coinvolgono multinazionali estere, quale che sia la materia.
Del ruolo della mediazione ha parlato anche il segretario generale Unioncamere, Claudio Gagliardi, sottolineando l’importanza dell’obbligatorietà per permettere all’Italia «quell’evoluzione culturale in grado di determinare lo sviluppo degli strumenti di giustizia alternativa». La soluzione alternativa alle controversie si confermerà per Gagliardi un volano per l’economia, come confermano le stime Unioncamere di un risparmio effettivo per le parti per 420 milioni registrato tra il 2011 e il 2012, quando fu sperimentata per la prima volta la mediazione obbligatoria.
Toni pessimistici e allarmati nell’intervento vicepresidente del Consiglio nazionale forense, Ubaldo Perfetti, che ha preferito mettere in evidenza come all’aumento esponenziale dei costi di accesso alla giustizia (+47% di aumento del contributo unificato in 12 anni) mentre «il sistema giustizia continua a essere inefficiente. Le misure messe in atto finora non sono state efficaci e vanno verso un razionamento della giurisdizione che a parole non nega il diritto dei cittadini ma ne condizione l’effettività». Contestata anche la portata deflattiva della mediazione obbligatoria sperimentata fino alla fine del 2012, quando «i procedimenti andati a buon fine (ossia conclusi con l’accordo di conciliazione) sono stati appena l’11,82%».

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