Siete qui: Oggi sulla stampa
Oggi sulla stampa

Chiusura «difficile» per il 2006

di Dario Deotto

Alla mezzanotte di domani 31 dicembre va "in soffitta", per chi ha regolarmente presentato la dichiarazione, il periodo d'imposta 2006. Questo, almeno, quando non sono state commesse fattispecie penalmente rilevanti; non è stato fatto un condono del 2002; non si detengono attività all'estero in un Paese a fiscalità privilegiata in violazione delle disposizioni sul monitoraggio (previsione quest'ultima che autorizza il raddoppio dei termini ordinari di accertamento). Una serie di deroghe che in realtà crea un certo imbarazzo, visto che i termini di decadenza dell'azione di accertamento dovrebbero assicurare almeno la certezza dei rapporti giuridici.
Le regole di riferimento (articoli 43 del Dpr 600/1973 e 57 del Dpr 633/1972) stabiliscono che gli avvisi di accertamento devono essere notificati, a pena di decadenza, entro il 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione dei redditi e dell'Iva. In caso di omessa presentazione della dichiarazione, il termine di decadenza dell'azione di accertamento risulta quello del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata. Quando una dichiarazione è stata regolarmente presentata nei termini, il 31 dicembre 2011 decade il periodo d'imposta 2006, mentre, per le dichiarazioni omesse, questo fine anno decade il periodo d'imposta 2005.
Questo principio soffre, tuttavia, di tutta una serie di deroghe. La prima, e la più rilevante, è quella secondo cui «in caso di violazione che comporta l'obbligo di denuncia ai sensi dell'articolo 331 del codice di procedura penale per uno dei reati previsti dal decreto legislativo 10 marzo 2000, n. 74» i termini di accertamento risultano raddoppiati. Quindi, i termini slittano al 31 dicembre dell'ottavo anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione e al decimo in ipotesi di dichiarazione omessa.
Il problema non è tanto quello del raddoppio dei termini in sé, che in alcune ipotesi può anche essere ritenuto giustificato, ma il fatto che la Corte costituzionale (sentenza n. 247/2011) ha ritenuto che esso possa operare anche quando i termini di decadenza ordinari sono scaduti. In sostanza, nel 2013 potrebbe insorgere una violazione penalmente rilevante per il 2006 – annualità scaduta – che farebbe tornare in bonis la possibilità di riaprire tale annualità. Questo però lascia il contribuente in una sorta di limbo, in quanto, di fatto, viene a essere svuotata di contenuto la certezza dei rapporti giuridici (specie quando gli elementi penalmente rilevanti poi si rivelano puramente indiziari e il tutto si conclude con l'archiviazione).
Altra questione è quella del decreto di Ferragosto (Dl 138/2011), il quale ha stabilito che per chi ha utilizzato i condoni della legge 289/2002 i termini di decadenza per l'accertamento dell'Iva, pendenti al 31 dicembre 2011, sono prorogati di un anno. Si tratta di una norma che, forse, voleva dire una cosa, ma ne dice un'altra. Innanzitutto, va rilevato che la norma si riferisce a chi ha fatto i condoni, senza distinguere quali. Il fatto che si parli, comunque, dei termini per l'Iva farebbe propendere che si tratti dei condoni Iva, anche se per questi ultimi andrebbe meglio delimitata la latitudine. Poi, però, la norma stabilisce che risultano prorogati di un anno i termini per l'accertamento Iva che risultano pendenti al 31 dicembre 2011. I termini per l'accertamento "pendenti" a tale data sono quelli che si riferiscono al 2010, al 2009, eccetera, così come quelli del 2006 (o del 2005 in presenza di dichiarazione omessa). Questi ultimi (2006 e 2005 con la dichiarazione omessa) tecnicamente spirano alla mezzanotte del 31 dicembre 2011 e, quindi, a tale data risultano "pendenti". Di conseguenza, ne verrebbe fuori che per chi ha fatto i condoni (Iva), "macchiandosi" di avere fatto un patto con lo Stato, il 2006 verrebbe prorogato di un anno, quindi il termine di decadenza dell'accertamento andrebbe al 31 dicembre 2012.
Forse, invece, la norma voleva solamente andare a ripescare il 2002 per chi ha commesso fattispecie penalmente rilevanti, ma in questo caso si dimentica che la Consulta ha stabilito che il raddoppio dei termini non si cumula con altre disposizioni di proroga dei termini.

Print Friendly

Condividi su

Potrebbe interessarti anche
Oggi sulla stampa

Il management di Mediobanca confeziona una trimestrale con 200 milioni di utile netto, meno di un an...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Nessun rilancio sul prezzo, ma un impianto complessivamente più flessibile e con qualche passo avan...

Oggi sulla stampa

Oggi sulla stampa

Le recenti modifiche apportate alla legge 130/1999 (disposizioni sulle cartolarizzazioni dei crediti...

Oggi sulla stampa