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Chiuse due cause su tre

di Antonio Criscione

Operazione chiusura delle liti pendenti verso un netto successo, in termini di adesione. I numeri della sanatoria potranno essere resi noti dall'agenzia delle Entrate quando sarà in grado di fare i conti dei versamenti e delle istanze presentate, ma dei quasi 300mila procedimenti interessati alla chiusura agevolata sembra che una gran parte entro ieri sia passata alla cassa per mettere fine alle vertenze in atto. Meglio pagare poco – sembra essere stato il ragionamento – che cercare una giustizia che può costare cara.

Una stima ufficiale non c'è dunque, ma secondo le impressioni raccolte presso diversi operatori circa due terzi degli interessati, quindi circa 200mila soggetti (in realtà liti, visto che possono coincidere o meno con i contribuenti interessati), potrebbero aver deciso di fare "pace" con il fisco. Questo significherebbe sfoltire il contenzioso pendente presso le commissioni di una buona fetta di arretrato. Erano infatti 754.938 a fine settembre 2011 (si veda «Il Sole 24 Ore» del 18 ottobre scorso) le cause pendenti presso le commissioni provinciali e regionali. Un contributo importante dunque, ma non ancora risolutivo: per quello come molti chiedono, occorre una riforma del contenzioso invocata da tempo da più parti.

Andando con ordine, dunque, l'idea che viene dagli esperti di contenzioso è che all'operazione abbiano aderito comunque molti dei contribuenti chiamati dalla legge. Anche l'agenzia delle Entrate ha fatto una campagna di sensibilizzazione attraverso lettere inviate ai contribuenti sia dalla direzione nazionale sia dalle direzioni regionali.

«L'adesione era sempre vantaggiosa – spiega Roberto Lunelli, vice presidente dell'Anti – perché si prendeva a misura la sola imposta e non le sanzioni, quindi le percentuali dovute si riducevano sostanzialmente rispetto all'importo effettivo della lite. In particolare i soggetti che avevano vinto in primo grado, con circa il quattro per cento delle somme dovute, ha senz'altro chiuso la lite. Per gli altri la valutazione guardava alle possibilità di successo del contenzioso, che comunque rappresenta sempre un elemento incerto». Pietro Mastrapasqua, amministratore delegato di Synergia consulting group, afferma: «I contribuenti hanno voluto sempre essere informati sulla portata di questa misura, anche quando poi non hanno aderito. Quest'ultima circostanza si è verificata, in alcuni casi, quando i contenziosi aperti erano molti e l'esborso da effettuare entro novembre sarebbe stato troppo gravoso».

Un impatto sicuramente favorevole, dunque. Tutto a posto, quindi? In realtà qualche dubbio c'è. Innanzitutto sulla gestione dell'operazione: «Nonostante i chiarimenti dell'agenzia delle Entrate – afferma Pietro Panzetta, del Consiglio nazionale dei consulenti del lavoro – ci sono molte situazioni non del tutto chiare che hanno comportato difficoltà nel gestire le pratiche». Ci sono però obiezioni più di fondo. Lunelli spiega: «Si tratta pur sempre di misure tampone, la via maestra resta quella della riforma della giustizia tributaria che ormai da troppo tempo richiediamo». Ed Enrico Zanetti, coordinatore dell'ufficio studi di presidenza del Consiglio nazionale dei commercialisti, afferma: «Per noi la via maestra resta quella di mettere la giustizia tributaria in condizione di tenere il passo di una macchina fiscale sempre più veloce nelle sua capacità di funzionamento. Se queste sono misure prodromiche a tal fine, possono essere anche accettabili. Però non sembra che ci avviamo a una evoluzione in questo senso. Anche quando si parla di lotta all'evasione non si può prescindere da un rafforzamento della giustizia fiscale».
 

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