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Chiuse 133 mila liti fiscali

Sono circa 133 mila le liti fiscali di importo fino a 20 mila euro definite dai contribuenti in modo agevolato, sfruttando l’opportunità offerta dall’articolo 39 del dl n. 98/2011. Complessivamente le somme incassate dall’erario risultano pari a 170 milioni di euro. È questo il bilancio della doppia tornata di definizioni (la prima fase fino al 30 novembre 2011, poi prorogata al 2 aprile 2012 dal dl n. 216/2011) dei contenziosi di minore importo aperti con l’Agenzia delle entrate. Numeri che superano le previsioni della stessa amministrazione finanziaria, la quale aveva stimato in circa 120 mila le liti da definire. Anche gli incassi previsti, inizialmente quantificati in 112 milioni di euro, alla luce dei risultati parziali di fine 2011 erano stati rimodulati a quota 138 milioni (si veda ItaliaOggi del 27 dicembre 2011).

Secondo i dati diffusi dalle Entrate, la regione nella quale si è registrato il maggior numero di domande di chiusura agevolata è stata la Sicilia, con 21.884 pratiche. A seguire si trovano la Campania (17.470), il Lazio (15.962), la Lombardia (12.553) e la Puglia (10.613). Per quanto riguarda i vari gradi di giudizio, la sanatoria delle liti minori ha consentito di far cessare quasi la metà dei procedimenti pendenti presso le Ctr (47% dell’intera mole di appelli con controparte l’Agenzia, includendo anche quelli al di sopra dei 20 mila euro). Grazie alla campagna di definizioni, inoltre, è venuto meno il 23% del contenzioso contro le Entrate aperto presso le Ctp e il 14% di quello di legittimità pendente in Cassazione.

La somma pagata in media dal contribuente si colloca poco al di sotto dei 1.300 euro per ciascuna definizione. Va però evidenziato che alcune controversie sono state estinte senza esborsi da parte del contribuente: è il caso in cui il quantum dovuto per la chiusura risultava minore o uguale alle somme già pagate in pendenza di giudizio a titolo di riscossione frazionata. Si ricorda che per ottenere la «pace fiscale» il contribuente doveva versare una somma determinata ai sensi dell’articolo 16 della legge n. 289/2002, di ammontare variabile in rapporto sia allo stato di avanzamento del processo sia all’esistenza di eventuali sentenze già depositate (e dei relativi esiti). Alla luce di tali fattori, gli importi dovuti potevano spaziare da un minimo forfetario di 150 euro fino al 50% della pretesa erariale.

 

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