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Chiesto il fallimento per il San Raffaele

MILANO — San Raffaele sull'orlo del baratro. È stata depositata ieri la richiesta di fallimento per l'ospedale fondato da don Luigi Verzé. Il pesante dissesto finanziario (con 1,5 miliardi di debiti) e il prevedibile aggravamento della situazione hanno spinto la Procura di Milano a presentare la pluriannunciata istanza. L'hanno stilata i pm Luigi Orsi e Laura Pedio che non fanno mancare dure contestazioni sul modo di condurre l'operazione di salvataggio da parte degli uomini del Vaticano (vicini al cardinale Tarcisio Bertone). Nel consiglio di amministrazione della Fondazione Monte Tabor, la holding del polo ospedaliero, siedono da metà luglio i rappresentanti della Santa Sede, con Giuseppe Profiti vicepresidente con deleghe operative: ma, secondo la Procura, c'è «una grave crisi non gestita», «uno stato di stallo che crea disagio (…) tra i dipendenti (…) privi di un referente aziendale sicuro», «saldi negativi mensili pari a circa 100 milioni di euro», «utenti del servizio sanitario che possono venire a trovarsi in una situazione non meno preoccupante», «fornitori che rischiano a loro volta l'insolvenza».

La richiesta di fallimento era nell'aria da giorni, ma la durezza delle motivazioni va oltre quanto immaginato. Il procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati spiega: «Dagli atti acquisti emerge lo stato di insolvenza della Fondazione, dato non controverso, tanto che il consiglio di amministrazione ha pubblicamente dichiarato di volere presentare un ricorso per l'ammissione al concordato preventivo (proposta di accordo in Tribunale con i creditori, ndr), proposito che finora non risulta essersi concretato». La mossa della Procura è orientata principalmente a tutelare chi è coinvolto nel grave default: «L'iniziativa è innanzitutto finalizzata ad arrestare ulteriori dissipazioni patrimoniali — sottolinea Bruti Liberati —. Ma è altresì orientata a perseguire l'interesse pubblico (…) quali i creditori, i dipendenti, i collaboratori e gli stessi utenti del servizio sanitario gestito dalla Fondazione».

L'ultima parola ora spetta al Tribunale fallimentare. L'udienza è fissata per il 12 ottobre: se entro quella data ai giudici non sarà presentato un piano di ristrutturazione credibile, già atteso per il 15 settembre, il crac è assicurato.

Sulla vicenda del San Raffaele sono in corso anche procedimenti penali destinati adesso a subire un'accelerazione. Dall'analisi dei documenti trovati negli uffici e in casa di Cal, sono «emersi ulteriori fatti di reato», come l'ostacolo agli organi di vigilanza e l'utilizzo di false fatture per operazioni inesistenti. Con la richiesta di fallimento, poi, gli inquirenti possono fare scattare iscrizioni nel registro degli indagati per i reati fallimentari come la bancarotta.

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