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Chiesa: nessuna fusione fra Bpm e Mediobanca

di Luca Davi

Nessuna fusione con Mediobanca. Perchè Banca popolare di Milano è «solida» e tutto il resto «passerà».

Il nuovo direttore generale della Banca Popolare di Milano, Enzo Chiesa, tiene a rassicurare la comunità finanziaria sullo stato di salute dell'istituto alla luce dei rilievi emersi dall'ispezione della Banca d'Italia. «I conti del 30 giugno saranno in linea con quelli del 30 marzo», ha detto Chiesa, e non ci sarà «nemmeno un milione di accantonamenti in più rispetto a quanto già comunicato». Per questo, ha detto ieri il banchiere in una conference call convocata proprio per chiarire la situazione contabile della Bpm, «siamo sereni». «La banca è solida» e «tutto il resto, ancora una volta, passerà». Proprio in un'intervista rilasciata sabato scorso al Sole 24 Ore, Chiesa aveva spiegato che a fine dicembre 2010 il disallineamento fra gli accantonamenti della banca e quelli richiesti da Bankitalia ammontavano a 62 milioni di euro, sceso poi a 49 milioni al 30 aprile scorso.

Ma nel corso dell'appuntamento con gli analisti, Chiesa è intervenuto anche sull'ipotesi secondo cui, in virtù dell'aumento di capitale, Mediobanca possa arrivare a detenere una quota rilevante del capitale di Bpm. «I consorzi di garanzia funzionano con uno split della garanzia che è uguale per le banche che fanno i bookrunner e pari alla metà per i co-bookrunner – è stato il ragionamento del direttore generale – Se ipotizzo un consorzio con 12-15 banche (la cui definizione avverrà oggi, ndr), in caso di accollo al 50%» dell'aumento di capitale «se non sbaglio nessuno dovrebbe avere più del 2%-2,5% del capitale». Un accollo al 50% è insomma «davvero un caso limite». Non solo: poiché in Italia c'è «una legge che prevede un limite dello 0,5%» al possesso azionario nelle banche popolari, «qualora si superi il limite si hanno 12 mesi per alienare salvo compromettere il diritto al dividendo».

Sulla possibilità di un'aggregazione tra il suo istituto e Piazzetta Cuccia, «la mia risposta – ha detto Chiesa – va nella stessa direzione» di quella rilasciata dal vice presidente di Mediobanca, Dieter Rampl, che proprio nel pomeriggio aveva detto che l'operazione non era possibile.

Qualche dettaglio è arrivato anche sul numero delle banche che parteciperanno come bookrunner e co-bookrunner all'operazione di aumento di capitale la cui lista oggi sarà portata in cda (un numero «nella media»), mentre sui rischi corsi dall'istituto in caso di bocciatura, da parte dell'assemblea, della proposta di aumentare le deleghe a disposizione dei soci a cinque dalle attuali tre, Chiesa ha detto che la variazione è «stata chiesta da Banca d'Italia», poi «di quello che fa l'assemblea io non ho idea. E di quelli che possono essere i rischi ancor meno».

Infine, una risposta è arrivata anche sui processi di cambiamento avviati all'interno del gruppo. Non è vero che non sta accadendo «niente di trasformante». «Negli ultimi 20 giorni – ha detto il manager – il cda ha approvato un cantiere per la fusione», da una parte, «tra la Banca di Legnano e la Cassa di Risparmio di Alessandria e dall'altra parte per la Popolare di Mantova», oltre al nuovo sistema incentivante per i non dirigenti, non più a pioggia ma meritocratico. «Per noi una cosa epocale».

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