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«Chiediamo riforme, non aiuti»

di Nicoletta Picchio

La denuncia di sentirsi soli non è motivata da una richiesta di aiuto o di protezione. «Anzi, abbiamo tante energie e tante competenze, dobbiamo e vogliamo fare molto per migliorare». C'è un però, che Emma Marcegaglia sottolinea: «Quello che serve è levarci alcuni pesi che non ci permettono di essere sufficientemente competitivi. Non chiediamo aiuti, ma una politica per la crescita e che le riforme vengano veramente fatte».

Una partita aperta con il governo. Ma ce n'è un'altra che continua in parallelo con il sindacato: ieri mattina la Marcegaglia si è incontrata con la numero uno della Cgil, Susanna Camusso, per riannodare le fila su contratti, produttività e rappresentanza.

Sul versante delle riforme, le priorità di Confindustria sono la semplificazione della burocrazia, attenzione a ricerca e innovazione, far partire i finanziamenti in infrastrutture, riforma del fisco, «in una logica di rispetto dei conti pubblici che come Confindustria abbiamo sempre appoggiato», ha detto la presidente degli industriali, a Roma, una delle tappe dei road show sul territorio, in vista delle Assise del 7 maggio, a Bergamo.

E continuano i botta e risposta con gli esponenti di governo: «Tra 15 giorni verrà varata la più grande stagione di semplificazione per le imprese mai fatta dal dopoguerra ad oggi», ha detto il ministro della Pa, Renato Brunetta, aggiungendo che «il riformismo è determinazione paziente». «Sono tre mesi che aspettiamo i provvedimenti», ha ribattuto a distanza la Marcegaglia.

Nel pomeriggio, appuntamento a Bari, per un secondo road show. Tra gli impegni del governo c'è anche accelerare la spesa dei fondi strutturali, evitando la frammentazione. «Chiediamo che soprattutto i fondi della programmazione 2000-2006, che andranno persi se non spesi nel 2011, vengano utilizzati per il credito di imposta e per gli investimenti nelle imprese», ha detto la presidente di Confindustria, che ha parlato anche del progetto per la ricerca Sud-Nord messo in piedi da Confindustria, che beneficia di 500 milioni di euro stanziati dal Miur e ora rifinanziati con altri 500.

Quello di Bari è l'unico appuntamento territoriale al Sud: «Dal Mezzogiorno sono previsti moltissimi imprenditori, lo abbiamo chiamato lo sbarco dei Mille dal Mezzogiorno a Bergamo», ha scherzato la Marcegaglia, sottolineando l'esempio che arriva dalle mondo delle aziende nella lotta alla criminalità e l'importanza delle Assise: «Arriveranno proposte e non una protesta. Sono un evento straordinario, sono state convocate perché questo è un momento di grande discontinuità e di incertezza a livello internazionale».

Verranno discusse proposte per modernizzare il paese, con il fine di aumentare la crescita, inchiodata ad uno scarso 1 per cento. Una quota che non permette di creare nuova occupazione. «È in programma di condividere le proposte anche con i sindacati e con le altre organizzazioni di impresa, in modo che diventino le proposte di tutto il mondo del lavoro», ha spiegato la presidente di Confindustria.

Con il sindacato c'è sul tavolo l'accordo su un nuovo patto per la produttività e la crescita (il dialogo è partito nell'autunno scorso), al quale manca un tassello per chiudere il cerchio: un'intesa sulla produttività, e quindi anche sui contratti e sulla rappresentanza.

Nel faccia a faccia di ieri mattina, che doveva rimanere segreto, Marcegaglia e Camusso hanno parlato di rappresentanza e contratti. La Cgil ha messo a punto una bozza di proposta che sarà discussa al direttivo del 10-11 maggio, dopo lo sciopero generale del 6.

«Non siamo interessati alle separazioni, semmai ad unire le forze. L'incontro fa parte dei normali rapporti che teniamo con tutti i sindacati», ha detto la presidente degli industriali. «La Cgil non ama la logica delle deroghe, preferiscono parlare di contratti sottili, i temi sono diversi, stiamo riflettendo. Certo, non possiamo tornare indietro rispetto alla riforma del 2009».

La notizia del colloquio ha suscitato la reazione dell'ex leader dei metalmeccanici Cgil, Gianni Rinaldini, che ha ritenuto «improprio» confrontarsi prima del direttivo confederale. «Stia tranquillo – ha replicato la Camusso – siamo rispettosi del processo decisionale dentro la Cgil», spiegando che «restano profonde differenze con Confindustria sul modello contrattuale».

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