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«ChiantiBanca ormai ripulita, resti forte per il territorio»

L’uscita da ChiantiBanca, dopo un anno di presidenza e una «rivoluzione laica» appena iniziata, non fa perdere il tradizionale amplomb a Lorenzo Bini Smaghi: «Sono e resterò socio dell’istituto, con un voto a disposizione come prevede la democrazia cooperativa», dice l’ex banchiere centrale europeo e attuale numero uno del colosso Société Générale in Francia e di Italgas in Italia. Uomo delle istituzioni, civil servant prestato al mondo delle imprese che cade dal trono della banca di credito cooperativo chiantigiana, 52 sportelli, 3,8 miliardi di attivo e 450 dipendenti, per mano dei concittadini che nell’assemblea di domenica (1.519 voti contro 1.178) hanno preferito alla sua lista («Cda presidente Bini Smaghi») quella alternativa («Fedeltà alla storia e alla cooperazione») che neppure indicava un leader.
Se le indicazioni della vigilia saranno confermate, nella riunione di oggi il nuovo consiglio d’amministrazione di ChiantiBanca nominerà presidente Cristiano Iacopozzi, docente di asset allocation all’Università di Pisa, mentre la Procura di Firenze ha aperto un fascicolo d’indagine a carico d’ignoti sulla scorta del report della vigilanza interna dell’istituto, con l’ipotesi di reati che vanno dal falso in bilancio all’ostacolo alla Vigilanza per l’esercizio 2015. Tutto è partito con l’ispezione della Banca d’Italia che ha imposto rettifiche su crediti per 120 milioni e contestato alcune presunte irregolarità amministrative della vecchia gestione. Risultato: 90,4 milioni di perdita sul bilancio 2016 e le dimissioni di cinque consiglieri d’amministrazione in carica nel 2015 e del direttore generale. E la decisione, poi rivelatasi “suicida”, di chiedere nuovamente la fiducia ai soci da parte di Bini Smaghi arrivato in assemblea con la veste del risanatore.
«La banca è stata ripulita e ha un percorso da fare con molta attenzione, cioè rafforzare i presìdi di rischio secondo le indicazioni della Banca d’Italia, anche per evitare il ripetersi di incidenti come quelli del recente passato», sottolinea l’ex presidente di ChiantiBanca. Che aggiunge: «La Toscana ha bisogno di un istituto di credito di dimensioni importanti e con la testa nel territorio, come potrà garantire l’adesione al gruppo nazionale di credito cooperativo di Cassa centrale banca».
Proprio l’alleanza con Ccb potrebbe essere messa in discussione dalla nuova governance di ChiantiBanca, vicina alle posizioni di Federcasse-Iccrea. «L’adesione a Ccb, decisa da un’assemblea straordinaria nel dicembre scorso e confermata domenica in sede ordinaria, non è reversibile, se non al prezzo di costi legali, di reputazione e operativi enormi – dice Bini Smaghi -. Ccb ha sottoscritto un prestito subordinato di ChiantiBanca per 20 milioni e ChiantiBanca ha già aderito all’aumento di capitale di Ccb per 3 milioni, e comunque abbandonare la holding trentina per Iccrea vorrebbe dire ridimensionare il ruolo di ChiantiBanca in Toscana».
Bini Smaghi rivendica il merito di «aver portato cambiamenti importanti» all’interno della Bcc chiantigiana, a cominciare dalla «creazione del comitato rischi presieduto da Elisabetta Montanaro. Purtroppo mi sono scontrato con una scala di valori in cui non mi riconosco – spiega – perché l’amicizia non può essere più importante della legge. Il rischio per ChiantiBanca è di ritornare alle pratiche del passato – continua – anche se ritengo che il nuovo cda seguirà la strada tracciata, nell’interesse dei soci e sotto l’occhio vigile della Banca d’Italia».
Bini Smaghi andrà alle prossime assemblea di ChiantiBanca? «Vedremo – risponde – dipenderà dagli impegni, che non mi mancano, perché tre giorni alla settimana sono a Parigi per Société Générale e qui in Italia ho la presidenza di Italgas, un’azienda che sta dando molte soddisfazioni. Giovedì prossimo però sarò a Siena a presentare il mio ultimo libro dal titolo che adesso può suonare ironico («La tentazione di andarsene», edizioni Il Mulino), ma che in realtà parla di quale futuro potrebbe avere l’Italia fuori dall’Europa, cioè nessuno», conclude sorridendo Bini Smaghi.

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