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«Chiamate» con tetto a 400 giorni in tre anni

Nuovo restyling per il contratto di lavoro intermittente: dopo le modifiche operate nel 2012 dalla riforma del lavoro, gli interventi del Dl 76/2013, convertito nella legge 99 del 9 agosto 2013 (pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale 196 del 22 agosto), hanno toccato alcuni aspetti della disciplina, di cui i datori di lavoro dovranno tenere conto per un corretto utilizzo di questo istituto contrattuale. Peraltro è bene precisare che le novità in questione sono già in vigore dallo scorso 28 giugno (data di pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale» del Dl 76).
Le novità
Entrando nel dettaglio, sono due le modifiche che toccano la materia. La prima opera un vero e proprio contingentamento nel ricorso alle “chiamate”: con l’inserimento del comma 2-bis nel corpo dell’articolo 34, del Dlgs 276/2003, il legislatore ha limitato la possibilità di utilizzare il job-on-call a 400 giornate di effettivo lavoro, nell’arco di tre anni solari (riferite al singolo rapporto di lavoro).
Il computo deve essere tenuto a partire dal 28 giugno 2013, come precisato dalla norma: da notare come il riferimento alle «giornate» – salvo diversi chiarimenti ministeriali che dovessero intervenire – imponga comunque di computare come giorni interi, ai fini del rispetto del limite, anche le prestazioni effettuate per poche ore al giorno, tipiche di questo istituto.
Peraltro, con la conversione in legge, è stato anche chiarito che si tratta di un tetto universale – a esclusione dei settori del turismo, dei pubblici esercizi e dello spettacolo – e che riguarda tutte le fattispecie di instaurazione (soggettive e oggettive): quindi non era intenzione configurare una nuova ipotesi di stipula, vincolata al limite di utilizzo.
Inoltre, il criterio fa riferimento alle giornate «di effettivo lavoro». Devono così essere escluse dal computo quelle oggetto di comunicazione preventiva di chiamata, successivamente annullate nei termini ma – pare di intendere – anche quelle non annullate, che sono «presuntivamente lavorate» sebbene la prestazione non sia avvenuta: è il caso del mancato annullamento di una “segnalazione” preventiva che comprende un giorno poi non lavorato (ad esempio, per assenza del lavoratore) che, in base alla circolare del ministero del Lavoro 18/2012, fa scattare la «avvenuta prestazione», con conseguente diritto alla retribuzione da parte del lavoratore e il connesso obbligo contributivo. Queste ipotesi non dovrebbero avere effetti sul “contatore” dei 400 giorni, purché provate.
La conseguenza prevista per il mancato rispetto del limite massimo di utilizzo è la conversione del rapporto di lavoro nella forma a tempo pieno e indeterminato, si presume dal momento dello sforamento del tetto.
Questa nuova formulazione legislativa non inficia comunque le aperture arrivate dal Lavoro con il vademecum sulla riforma del 22 aprile scorso, dove veniva specificato che rientrano nella corretta applicazione del contratto a chiamata anche quelle prestazioni rese per periodi di durata significativa, purché non ci sia esatta coincidenza tra la durata della prestazione svolta e la durata del contratto.
Il campo di applicazione
Con riferimento al campo di applicazione, le ipotesi sono rimaste le stesse già in vigore dopo la legge 92/2012 (riforma Fornero).
Quelle soggettive, secondo le quali è possibile instaurare contratti intermittenti, senza limitazioni circa l’attività di impiego, sono individuate in capo ai giovani di età inferiore a 24 anni (purché la prestazione si esaurisca entro il venticinquesimo anno di età) e agli over 55, anche pensionati.
Rimangono poi le ipotesi oggettive, individuate dai Ccnl per le prestazioni di carattere discontinuo o intermittente, o quelle ricomprese tra le attività elencate nella tabella approvata con il regio decreto 2657/1923.
La riforma ha peraltro abrogato la possibilità di utilizzo del contratto intermittente per periodi predeterminati nell’arco della settimana, del mese o del l’anno: il ricorso all’istituto in questi periodi pare possibile – secondo la tesi sostenuta dal Lavoro nella circolare 20/2012 – solo se sono stati individuati dai Ccnl.
Un’altra modifica decisa dal Dl 76 riguarda lo spostamento della scadenza del “regime transitorio” di vigenza dei contratti a chiamata (a tempo determinato e indeterminato) già attivi al 18 luglio 2012 ma non conformi alla legge 92/2012. Il termine entro il quale si dovranno esaurire è stato infatti spostato dal 18 luglio 2013 al 1° gennaio 2014; altrimenti, cesseranno per legge.

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