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Come chiamare i soci all’appello

Necessaria la convocazione dell’assemblea dei soci anche quando i termini (120 o 180 giorni) di approvazione stabiliti dalla norma codicistica risultano ormai «superati». Resta fermo in capo agli amministratori l’obbligo di provvedervi, in ogni caso, in quanto trattasi di un atto fondamentale della vita aziendale. Allo stesso modo, non si esclude che l’assemblea possa operare validamente, seppur in ritardo. Il mancato rispetto dei termini di approvazione, pertanto, non inficia la validità della delibera assembleare. Sul punto, la Suprema corte ha precisato che la delibera di approvazione del bilancio di una Spa «non è invalida» per esser stata adottata «dopo» la scadenza del termine di 120 giorni dalla chiusura dell’esercizio sociale o del termine più lungo da detta chiusura, fissato nell’atto costitutivo (Cassazione, sentenza n. 7623/1997). Nello stesso senso, il tribunale di Milano (sentenza del 19/01/2017) ha sostenuto che il mancato rispetto dei termini in esame non determina l’invalidità della delibera di approvazione del bilancio «trattandosi non già di termini di decadenza, ma, al contrario, di termini acceleratori, talché l’avvenuta tardiva approvazione adempie comunque e per la parte più rilevante al processo normativo, sebbene in modo non tempestivo, ben potendosi dire che gli interessi pubblici e privati (dei soci) sottesi a tale adempimento ne rimangono, per questa parte, comunque soddisfatti». Perciò non può dirsi che l’approvazione del bilancio, sebbene non tempestiva, integri una violazione di legge. Si osserva altresì che, per il Tribunale di Salerno (sentenza del 26/02/2008), la tardiva approvazione del bilancio di esercizio rispetto al termine indicato dall’articolo 2364 del cod. civ. (nel caso di specie, un ritardo di 25 giorni) esclude che gli amministratori, in violazione dei loro doveri, abbiano compiuto «gravi irregolarità» nella gestione. È escluso, quindi, che detto «ritardo» possa comportare una grave irregolarità in quanto lo strumento di controllo ex articolo 2409 del cod. civ. è limitato dal riscontro del requisito della «potenziale dannosità» della violazione. Ulteriori eventualità che possono portare ad una «tardività» nella convocazione dell’assemblea, e, quindi, all’approvazione del bilancio in un momento successivo rispetto ai termini fissati dal codice civile, sono da individuarsi nel mancato raggiungimento dei «quorum» richiesti in prima convocazione ovvero quale conseguenza di continui rinvii. Infatti, il termine legale (come, del resto, quello convenzionale) è correlato dall’articolo 2364 del cod. civ. al momento della prima convocazione dell’assemblea e non già all’adozione della delibera, che potrebbe essere successiva. La giurisprudenza di legittimità, in particolare, ha avuto modo di chiarire che sebbene l’articolo 2364 del cod. civ. richiede una tempestiva convocazione, il mancato rispetto del termine ivi previsto non elide la necessità che l’assemblea possa operare validamente, sia pure in ritardo. Il bilancio è atto talmente importante nella vita societaria e per il regolare svolgimento della sua attività, che va comunque sottoposto all’esame dell’assemblea dei soci, sia pure oltre il termine previsto dalla legge o anche oltre il termine stabilito dallo statuto (Cassazione, sentenza n. 7623/1997 e tribunale Napoli sentenza del 14/12/2007). Per quanto riguarda, infine, il mancato raggiungimento dei quorum – richiamando le conclusioni di uno studio della Fondazione dei commercialisti del 2015, si osserva che l’articolo 2369, comma 1 del cod. civ., nel prevedere l’obbligo di una nuova assemblea quando in prima adunanza non si raggiungano i quorum prescritti, parla espressamente di nuova convocazione («l’assemblea deve essere nuovamente convocata»), il che consente di ritenere che una convocazione già c’è stata e, che, quindi, l’obbligo di cui all’articolo 2364, comma 2 del cod. civ. possa ritenersi adempiuto già con la sola convocazione in prima adunanza. Il legislatore, tuttavia, nel disciplinare la seconda convocazione, ha già previsto la fissazione di un termine massimo (30 giorni) entro cui indire l’assemblea successiva.

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