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Chi vince la guerra di Crimea

La guerra fredda in Crimea non spaventa le Borse. Tanto che sinora lo scontro tra Russia e patto atlantico sul futuro della penisola caucasica non sembrano avere preoccupato più di tanto i mercati. Dopo il lunedì nero successivo alla «mezza» invasione di Sebastopoli, che ha spinto in rosso le principali Piazze finanziarie di oltre il 2%, il recupero è stato rapido e a meno di una settimana l’indice Eurostoxx ha ridotto le perdite allo 0,15%.
Conti
Negli Usa l’indice S&P 500 ha fatto addirittura segnare un nuovo record storico mentre Piazza Affari, dopo avere perso oltre il 3% nel primo giorno di scambi post scoppio della crisi, ha recuperato tutto il terreno perso accumulando addirittura un guadagno del 2%. La tensione tra le grandi potenze sono però tutt’altro che svanite e i mercati potrebbero cambiare direzione rapidamente se la situazione dovesse precipitare. Osservati speciali sono i settori più esposti e reattivi, alle crisi geopolitiche: trasporti, infrastrutture, energia e beni di consumo legati ai viaggi. Non è un caso che tra i titoli europei ancora in rosso dopo il lunedì nero ci siano Volkswagen, Bmw ed Lvmh. Mentre in Italia il bilancio è negativo per Ferragamo, Luxottica e World Duty Free.
CorrierEconomia ha messo in rassegna i titoli appartenenti all’indice Eurostoxx 600, scelti per capitalizzazione, e rappresentativi dei settori giudicati dagli investitori più esposti alle tensioni geopolitiche: auto, trasporto aereo, utility, petroliferi, e gestione di infrastrutture come autostrade ed aeroporti. I risultati sono riportati nella tabella a fianco. Il petrolio è uno dei principali termometri per misurare lo stato di tensione dei mercati finanziari con una correlazione positiva tra movimento dei prezzi e grado di pericolosità della crisi. Lo scontro «paramilitare» in Crimea non ha scosso però più di tanto il greggio che dopo una fiammata a oltre 105 dollari si è raffreddato toccando un minimo di 100 dollari.
In Borsa di riflesso si sono mosse le grandi corporation dell’oro nero come Total, Eni e Repsol. Per tutte queste società il bottino da inizio anno è magro in termini di performance, oscillando tra il +5% del colosso francese e il +0,1% della cugina spagnola. E sono stati proprio i venti di guerra in arrivo da est a consentire ad Eni di tornare in nero da inizio anno. I timori di un surriscaldamento dei prezzi dei carburanti giocano invece contro il settore auto che già soffre di una domanda stagnante. Tra i peggiori titoli dell’Eurostoxx dal lunedì nero si trovano Bmw e Volkswagen che hanno lasciato sul terreno rispettivamente l’1,33% e l’1,46%.
Natura
Ma quella Ucraina è soprattutto una crisi del gas dal momento che le forniture dalla Russia verso l’Europa transitano proprio attraverso le reti che corrono nel sottosuolo di Kiev. E nell’ipotesi in cui le reti ucraine dovessero essere inutilizzabili a trarne vantaggio sarebbero gli operatori proprietari di rigassificatori o di reti passanti per strade alternative destinate a servire il mercato europeo. Tra questi Enagas, Gdf Suez ed Enel che potrebbero beneficiare di un doppio effetto: maggiore domanda e maggiori prezzi di distribuzione.
E, guarda caso, tra i migliori performer dell’Eurostoxx dal 28 febbraio scorso ci sono il gruppo guidato da Fulvio Conti che ha guadagnato il 3,87%, e la utility francese che ha messo a segno un rialzo del 2,42%. Enel ha così consolidato la propria posizione all’interno dell’indice delle blue chips europee che la vede al secondo posto per performance da inizio anno con un guadagno del 22%.
Discorso opposto invece per il mondo dei trasporti e i settori correlati. In questo caso l’effetto della crisi incide sia in termini di maggiori costi dei carburanti che di minore traffico. Osservati speciali quindi le compagnie aeree, le società di gestione di aeroporti e autostrade e l’industria dei duty free. In Piazza Affari a fare i conti con i timori di un «blocco» del traffico è stata World Duty Free, uno dei maggiori operatori mondiali di retail aeroportuale presente in 20 Paesi di tutti e 5 i continenti in cui gestisce oltre 550 punti vendita. Nelle quattro sedute successive allo scoppio della crisi in Crimea la società ha accumulato una perdita dell’1% rispetto al +2% dell’indice delle blue chip. Ma da inizio anno resta sempre uno dei migliori di Piazza Affari: +15,1%.

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