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Chi litiga con il Fisco avrà più tempo per conciliare

Dal 1° gennaio prossimo, la conciliazione tributaria sarà possibile anche entro il termine per la trattazione dell’appello, con riduzione delle sanzioni al 40%, in caso di perfezionamento della conciliazione nel corso del primo grado di giudizio, e nella misura del 50%, del minimo previsto dalla legge, in caso di perfezionamento nel corso del secondo grado di giudizio. Nessuna possibilità, invece, di conciliare in Cassazione.

Questa una delle numerose novità che riguardano la riforma del processo tributario, di cui al dlgs 546/1992, introdotte dal decreto legislativo licenziato nei giorni scorsi dal Consiglio dei ministri, in attuazione della delega concessa con l’art. 10, della legge 23/2014 (si veda ItaliaOggi del 23/9/2015).

Preliminarmente, si evidenzia che sono state introdotte talune novità (artt. 48, 48-bis e 48-ter, dlgs 546/1992), al fine di disciplinare, in modo più razionale, la «conciliazione tributaria» ovvero l’accordo tra le parti in lite all’interno del processo tributario, rafforzando e definendo meglio le modalità applicative (fuori udienza o in udienza) con l’estensione dell’istituto al secondo grado di giudizio (appello), al fine di incentivare gli strumenti deflativi del contenzioso, tenendo presente la nuova entità delle sanzioni irrogabili.

Con la rinnovata conciliazione, come si evince chiaramente dalla relazione illustrativa, le sanzioni, nelle percentuali indicate in precedenza, si applicano tenendo conto del minimo previsto dalla legge e, in presenza della conciliazione «fuori udienza», le parti possono presentare un’istanza congiunta e sottoscritta direttamente dalle parti in causa o dai propri delegati.

La conciliazione si perfeziona con la sottoscrizione dell’accordo, che costituisce titolo per la riscossione, mentre, nel caso della conciliazione «in udienza», posta la presentazione di un’istanza ad hoc alla commissione adita, da parte di una delle parti in causa entro il termine di dieci giorni dalla data fissata per l’udienza, la stessa si perfeziona con la redazione del processo verbale, nel quale sono indicate le somme dovute con l’indicazione dei termini e delle modalità di pagamento.

Resta discrezionale, a cura dei giudici aditi, di concedere rinvii o di fissare date successive all’udienza, nel caso in cui l’accordo conciliativo non si concretizzi nel corso della prima udienza di trattazione, per l’eventuale perfezionamento dell’accordo o per la discussione della causa.

Inoltre, è previsto che il versamento dell’intero importo o della prima rata, in presenza di un piano rateale, debba essere eseguito entro venti giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo, per la conciliazione fuori udienza, o dalla redazione del processo verbale, per quella in udienza; nel caso di mancato pagamento delle somme dovute o di quelle relative alle rate previste dal piano di rateizzazione diverse dalla prima entro il termine per il pagamento della successiva, gli importi dovuti e le sanzioni, di cui all’art. 13, dlgs 471/197, sono iscritti a ruolo (la sanzione, in tal caso, è aumentata della metà e applicata sul residuo debito).

Al fine di incentivare gli strumenti deflativi, il legislatore riformatore ha previsto che la parte che rifiuta, senza giustificato motivo, la proposta conciliativa formulata dall’altra parte è costretta al pagamento delle spese processuali «quando il riconoscimento delle sue pretese risulti inferiore al contenuto della stessa proposta conciliativa».

Naturalmente, in caso di accordo raggiunto, le spese del processo saranno dichiarate compensate, fatto salvo eventuale e diverso accordo tra le parti, come rilevabile dal processo verbale di conciliazione o dall’accordo predisposto fuori udienza, con dichiarazione di cessata materia del contendere, a cura del giudice adito.

Ulteriori modifiche, destinate a deflazionare il contenzioso, tenendo conto che il 70% delle cause ha per oggetto controversie di valore inferiore a 20 mila euro e non solo tributi erariali, sono state introdotte in tema di «reclamo e mediazione», di cui all’art. 17-bis, dlgs 546/1992.

Il primo passo importante è quello per cui la procedura appena richiamata viene estesa agli atti emessi da tutti gli ulteriori enti impositori e dagli agenti della riscossione, in aggiunta agli atti emessi dall’Agenzia delle entrate, sempreché gli stessi, senza tenere conto di sanzioni e interessi, siano di ammontare non superiore a 20 mila euro.

In tal caso, il ricorso non è procedibile prima del decorso di novanta giorni dalla notifica dell’istanza di reclamo e mediazione, tenendo conto della sospensione del periodo feriale (1/8–31/8), con la conseguenza che, se la commissione adita rileva che la costituzione è avvenuta in data anteriore a detto termine, la stessa è obbligata a rinviare la trattazione della causa per consentire l’esame del reclamo.

La mediazione si perfeziona con il versamento, entro il termine di venti giorni dalla data di sottoscrizione dell’accordo tra le parti, delle somme dovute ovvero della prima rata mentre, nelle controversie aventi per oggetto la restituzione di somme, la mediazione si perfeziona con la sottoscrizione di un accordo nel quale sono indicate le somme dovute con i termini e le modalità di pagamento; l’accordo costituisce titolo per il pagamento delle somme dovute.

Le sanzioni si applicano nella misura del 35% di quelle minime previste dalla legge, mentre sulle somme dovute a titolo di contributi previdenziali e assistenziali non si rendono applicabili né sanzioni, né interessi.

Infine, come si legge dalla relazione illustrativa, non è stata ritenuta necessaria la costituzione di un organo equidistante alle parti («organo terzo»), giacché, per stessa ammissione del legislatore, questo istituto sembra rappresentare una vera e propria «autotutela rafforzata», mentre il reclamo è stato esteso anche alle controversie catastali (classamento, rendita e quant’altro) che ne sarebbero restate escluse, a causa del valore indeterminabile.

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