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Chi ha vinto e chi ha perso

Cresce l’astensionismo con l’affluenza che, rispetto al 2012, cala dal 66,8% al 60,1%: il «non voto», comunque, colpisce di più i grillini e il Pd rispetto al centrodestra. Fin qui, la partita delle Amministrative 2017 l’ha vinta nei 25 capoluoghi il centrodestra unito alla Lega. Ma le coalizioni di centrosinistra guidate dal Pd hanno tenuto bene nei 141 Comuni sopra i 15 mila abitanti. Invece i grillini — che soffrono la mancanza di una coalizione e di candidati sindaco credibili — si devono accontentare di 9 ballottaggi minori.

Le sfide chiave

Si è votato in 25 capoluoghi. Il centrosinistra si è aggiudicato al primo turno Palermo e Cuneo mentre il centrodestra ha conquistato Frosinone. Nelle restanti 22 città — nelle quali il M5S non passa mai al secondo turno — si sono ribaltati i rapporti di forza tra gli schieramenti, con l’esclusione della candidata del centrosinistra a Verona. Ora il centrosinistra è in testa in 6 ballottaggi (Alessandria, Monza, Lodi, Lucca, Pistoia, Aquila) mentre il centrodestra parte in vantaggio in 13 capoluoghi (Asti, Como, Padova, Verona, Genova, La Spezia, Piacenza, Rieti, Lecce, Taranto, Catanzaro, Oristano, Gorizia). In altre tre città (Parma, Trapani e Belluno) sono le liste civiche ad avere ottenuto il miglior risultato.

Alle elezioni del 2012 — osserva il senatore Federico Fornaro (Articolo 1), che è un attento analista dei flussi elettorali — «i rapporti di forza erano capovolti: il centrosinistra, che al primo turno aveva preso Pistoia e La Spezia, era avanti in 13 città; il centrodestra, che al primo turno aveva vinto a Lecce, Catanzaro e Gorizia, affrontò solo due ballottaggi da coalizione che si fa inseguire».

Gli altri Comuni

Lorenzo Prignasco, uno dei fondatori di YouTrend — l’account Twitter attivo sulle dinamiche elettorali — ha elaborato i dati dei 141 Comuni sopra i 15 mila abitanti (con esclusione della Sicilia e Friuli Venezia Giulia) in cui si è votato. In questo caso, il centrosinistra è ancora in vantaggio perché conquista 22 sindaci al primo turno, mentre nei ballottaggi è primo in 45 casi e secondo in 41 città. Il centrodestra, dunque, insegue: ha vinto 8 città al primo turno, e nei ballottaggi è in testa in 44 città ed è secondo in altre 33. Il M5S conquista 8 ballottaggi (9 se si conta anche la Sicilia: Fabriano, Guidonia, Acqui Terme, Carrara, Canosa, Santeramo, Ardea, Mottola) ed è primo solo in un Comune sopra i 15 mila abitanti.

Astensioni e tradimenti

A Parma, dove è in testa il sindaco uscente Federico Pizzarotti, che ha lasciato il Movimento 5 Stelle, e a Genova, dove al ballottaggio vanno centrodestra e centrosinistra, è successo che molti elettori grillini si siano rifugiati nell’astensionismo: «A Parma — rileva l’Istituto Cattaneo nell’analisi di Rinaldo Vignati — gli elettori che nel 2012 avevano scelto Pizzarotti si sono divisi tra chi ha rinnovato la sua fiducia al sindaco e chi ha preferito astenersi». E anche a Genova, dove il candidato di Grillo è andato male, nel bacino elettorale dei pentastellati «la componente più grossa, pari all’11% del corpo elettorale, preferisce l’opzione del non voto». Inoltre, secondo Prignasco di YouTrend, «Pizzarotti ha ricevuto voti anche da chi, nel 2012, aveva sostenuto il candidato del Pd».

Nel centrodestra la differenza rispetto al 2012 la fa l’alleanza con la Lega che risulta vincente ovunque: a Genova, osserva ancora il Cattaneo, «il candidato del centrodestra Bucci mantiene solidamente l’elettorato del proprio schieramento e fagocita quasi per intero quello che nel 2012 votò per il candidato della Lega».

Le (ex) roccaforti rosse

L’Istituto Cattaneo segnala a Genova, confrontando i dati delle Politiche del 2013, «forti perdite verso l’astensione subite dal Pd» ma anche travasi di voto di «un certo rilievo a favore del candidato pentastellato Pirondini». L’analisi di Fornaro (Articolo 1) mette a fuoco 4 città nelle quali il centrosinistra, pur andando al ballottaggio, ridimensiona i consensi al primo turno: «Nel 2012, a Taranto si sfiorò il 50% e oggi si registra un 17,9%; a La Spezia si passa dal 52,5% al 25,1%; a Lucca la contrazione è dal 46.8% al 37,%, con un centrodestra cresciuto al 35%; a Pistoia, flessione dal 59% al 37,%».

Dunque, sintetizza il Cattaneo, il bacino dei candidati del centrosinistra ha subìto, in diverse città, significative perdite verso l’astensione. Il centrodestra ha saputo mantenere maggiormente serrati i propri ranghi. Per il M5S si osserva una dispersione in tante direzioni diverse».

Dino Martirano

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