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Chi è premiato dalla fiducia nell’euro

È il lato più nascosto dello spread che cala e che conquista spazio nei Tg della sera: oltre all’ossigeno per i conti pubblici che devono pagare meno interessi agli investitori, oltre all’impatto sui bilanci delle banche italiane in cui sono molti BTp e oltre al calo del costo per l’emissione di corporate bond per l’industria italiana. Dietro al restringimento del differenziale tra i rendimenti dei titoli di Stato periferici e la Germania, c’è un vero e proprio rally che ha coinvolto i mercati finanziari anche nel settore meno volatile, se confrontato con le Borse azionarie: quello dei titoli di Stato. Rialzi inusuali per i prezzi dei BTp, che hanno avuto come contraltare cali rilevanti nei titoli di Stato di quei paesi che hanno rappresentato un «rifugio», nel corso dell’ultimo difficile anno per gli investitori dell’Eurozona. In particolare dei gilt britannici, che solo ieri hanno registrato un calo delle quotazioni del 6,6% (in valuta locale). Per non parlare dei governativi norvegesi o di quelli svedesi, così come di tutte le emissioni diverse rispetto all’euro. Asset su cui molti investitori si sono posizionati, per diversificare il proprio portafoglio proteggendolo almeno in parte dal rischio di un euro-crack, ossia di un avvitamento della crisi finanziaria dell’Unione Monetaria Europea a 17.
Insomma un vero e proprio dietro front, rispetto alla fuga dai confini dell’Eurozona. Chi invece ha creduto nella capacità dell’euro di superare il difficile momento – complice l’annunciato acquisto da parte della Bce di titoli di Stato dei paesi che lo chiederanno, oltre al via libera della Corte Costituzionale tedesca – è riuscito a portare a casa dall’ultima settimana di luglio a ieri, performance di tutto rispetto in conto capitale. Perchè nei titoli di Stato si può investire portando a scadenza le obbligazioni: come fanno cassettisti ma anche istituzionali, che investono nel medio/lungo termine, puntando alle cedole. Oppure, tipico di chi ha un profilo di rischio più alto, puntando alla rivalutazione del prezzo.
Un esempio? Il BTp che scade nell’agosto 2014 è salito nelle ultime sei settimane di oltre il 5%; per non parlare del decennale appena emesso (scadenza 2022, cedola 5,5%) impennatosi in un mese e mezzo di oltre l’11%. Il rally è ancora più evidente se si allarga lo sguardo a come sono scese le cedole dei Pigs negli ultimi tempi (vedi anche infografica in pagina), ossia di quei paesi che nell’ultimo anno sono rimasti sostanzialmente esclusi dal mercato dei capitali: il Portogallo un anno fa scontava un rischio default molto alto, con i titoli a cinque anni che rendevano più del 15% offerto allora dai decennali, che ora sono scesi all’5,8%, quasi mille punti base meno; ad un passo dai rendimenti offerti oggi dal decennale italiano. Da fine 2011, il mercato ha visto scendere i tassi pagati da Lisbona del 65% e rispetto a un anno fa del 92% per il titolo a sei mesi, che evidentemente considerava vicino il default del paese. O di un altro emittente impegnato con durezza nell’ultima fase a svolgere i famosi “compiti a casa”: il decennale irlandese oggi paga un rendimento del 5,5%.
Corone, franchi, sterline e dollari: statunitensi ma anche canadesi e australiani. La corsa al safe haven ha innescato da un mese e mezzo a questa parte un poderoso dietro front. E con il Bund in calo (di prezzo) c’è chi vede la possibilità di arbitraggi tra i titoli: con i decennali dei Paesi Bassi o della Finlandia in pole position. Molti portafogli sono in via di ridefinizione in questa fase, in attesa dei prossimi step, in primis l’unione bancaria europea, sotto la vigilanza della Bce.
E questa ridefinizione coinvolge anche il mercato azionario: da giugno a questa parte l’indice europeo Eurostoxx 50 è risalito del 25%, con un listino particolarmente esposto ai bancari come quello di Piazza Affari, che ha recuperato il 32% dal 24 luglio scorso, giorno di inizio del rally europeo. Un rimbalzo dopo un eccesso di vendite oppure questo trend è destinato a durare? Dipenderà anche da quanto deciderà la Federal Reserve stasera ma quel che è certo è che l’inflazione è già tornata a rialzare il capo al di là dell’Atlantico. Spingendo i titoli ciclici di Wall Street. Ma anche quelli europei, visto che un apprezzamento dell’euro su dollaro, rende attrattivi i titoli europei per i portafogli a stelle e strisce.

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