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ChemChina-Pirelli, patto di 5 anni «Contro-Opa? Sarebbe un disastro»

Un patto di cinque anni che lega gli attuali soci della Camfin, la cassaforte di Pirelli, a ChemChina, rinnovabile automaticamente per altri due, e una penale di 100 milioni in caso qualcuno dei pattisti decidesse di aderire a uno contro Opa. E poi il divieto di negoziare azioni o strumenti legati alle azioni Pirelli che possano avere impatto sul prezzo dell’Opa. Sono alcuni dei dettagli degli accordi parasociali che fanno da cornice al riassetto della Pirelli e all’ingresso di China National Chemical Corporation, resi noti ieri. Gli accordi entreranno in vigore alla data del passaggio delle azioni Pirelli da Camfin ai cinesi. 
Gli accordi descrivono l’intera road map della complessa operazione di riorganizzazione delle attività e dell’azionariato della Bicocca, inclusa l’articolazione delle sei società che verranno create per il riassetto, e le regole di convivenza tra soci cinesi, russi e italiani. Lo snodo principale è la società che lancerà l’Opa, definita «Bidco» dopo aver rilevato il 26% di Pirelli da Camfin. Bidc, è scritto nei patti, sarà capitalizzata fino a 2,133 miliardi da ChemChina e fino a 1,149 miliardi dagli attuali soci Camfin. Sono i capitali necessari per l’offerta d’acquisto su Pirelli. Una parte arriverà dalle banche, in primis Jp Morgan, ma anche Intesa e Unicredit che dovrebbero mettere a disposizione 1,5 miliardi di euro ciascuna.
I patti raccontano anche di come verrà riorganizzata Camfin, destinata a una scissione non proporzionale per separare i destini di Lti, il veicolo in cui Rosneft ha parcheggiato la propria quota, da quelli dei soci italiani Marco Tronchetti Provera, Intesa, Unicredit, la famiglia Rovati e Sigieri Diaz Pallavicini. Destini che poi si riuniranno nella «newco» a monte della nuova filiera societaria, di cui ChemChina avrà fino al 51% e non meno del 50,1%.
La novità principale che emerge dagli estratti è la penale di 100 milioni di euro che verrebbe chiesta a chi, tra i pattisti, nei prossimi cinque anni dovesse decidere di sciogliere l’alleanza per aderire, o anche lanciare, un’Opa sulla Pirelli. Un modo per sottolineare la compattezza dei soci, che intendono agire come un blocco unico.
«Oggi Pirelli è scalabile ed è molto attraente, pur avendo raddoppiato il valore in questi anni» ha detto ieri Tronchetti, e questo «potrebbe portare qualcuno a comprarci per fare a pezzi la Pirelli». «È facile per una banca d’affari — ha aggiunto — proporre una operazione così». Se poi fosse un concorrente come Bridgestone sarebbe «un disastro» ha spiegato il presidente del gruppo milanese, considerate le «troppe sovrapposizioni» e le «enormi perdite» che hanno sofferto gli altri gruppi del settore nei tentativi di integrazione tra big. «Certe volte i prezzi alti fanno disastri».

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