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Check-up Italia

Bisogna guardare gli ospedali per capire come sta andando l’epidemia a due mesi dal paziente 1 di Codogno. E da lì adesso arriva qualche buona notizia. Le rianimazioni liberano letti e addirittura chiudono reparti, come al Niguarda, e anche le aree Covid per malati meno gravi sono meno impegnate. Con la curva dei nuovi casi che scende ancora lentamente, in alcune zone del Paese ci vorranno settimane per dire che è finita e che si può passare alla fase 2 sanitaria. Quella della caccia ai nuovi focolai, di test e isolamenti.
Gli ospedali liberano spazio
Quasi 100 posti letto in meno di terapia intensiva in un giorno, come quattro reparti che si svuotano. Non è solo una proiezione, il Niguarda ieri ha diffuso un video dove medici e infermieri salutano felici per celebrare la chiusura di una delle terapie intensive che erano state dedicate ai pazienti colpiti dal Covid-19. Sono 27 i posti in meno e restano aperte altre 4 rianimazioni. «È un piccolo passo ma importantissimo. L’emergenza non è terminata e non possiamo assolutamente abbassare la guardia — scrivono sul profilo Facebook dell’ospedale — Ma una prima buona notizia c’è». Guardando tutto il quadro, si nota come la Lombardia sia passata dai 1.342 letti occupati il primo aprile ai 922 di ieri, un dato identico a quello del 18 marzo. La stessa tendenza si osserva in tutto il Paese, passato da oltre 4mila letti intensivi occupati tra fine marzo e l’inizio di questo mese ai 2.635 di ieri. Il calo di tutti i ricoveri, che ieri erano 27.668, cioè 5mila e 500 in meno dell’inizio di aprile, è meno marcato ma comunque c’è pure quello.
Positivi e tamponi
Nel corso di un’epidemia non c’è solo una curva da osservare. I numeri si muovono con tempi diversi. Quello più osservato dagli epidemiologi rende conto del totale delle nuove positività registrate ogni giorno e fa capire l’andamento generale della malattia. Viaggiano un po’ a distanza altre curve, come quella dei ricoverati e quella dei morti. I loro picchi arrivano dopo perché ci vogliono giorni, anche due settimane, prima che i pazienti a cui viene diagnosticata la malattia finiscano in ospedale o purtroppo perdano la vita.
La curva principale in Italia vede un incremento dei nuovi casi sempre più piccolo percentualmente rispetto al totale. Ieri era dell’1,7%, nell’ultima settimana è stata intorno al 2. Prima del 23 marzo è sempre rimasto in doppia cifra. In numeri assoluti l’aumento è intorno ai 3mila casi ormai da giorni. Nella riduzione molto lenta che si osserva giocano un ruolo fondamentale i tamponi. Negli ultimi 4 giorni sono sempre stati più di 50mila (e si sono toccati i 65mila test). Prima dell’8 aprile se ne facevano più di 30-35mila. Con il numero di tamponi cresce giocoforza anche quello dei positivi, che magari non hanno sintomi gravi, visto che come detto i ricoveri si stanno riducendo. Ormai siamo a 1 milione e 356 mila tamponi e ci sono regioni, come il Veneto, che ne fanno moltissimi, anche più di 10mila al giorno.
Chi sta bene e chi sta male
L’Italia è sempre divisa in varie aree con il Centro-Nord molto più in difficoltà. Tra l’altro in questi giorni spicca il peggioramento del Piemonte. Ieri è stata la seconda regione dopo la Lombardia per nuovi casi, quasi 600 e cioè 230 in più dell’Emilia che è ormai poco sopra in fatto di circolazione del virus: 22.560 colpiti dall’inizio dell’epidemia contro 21.057. Come “attualmente positivi”, il dato dei casi totali meno i deceduti e i guariti e dimessi, è invece dietro solo alla Lombardia. La crescita dei casi nell’ultima settimana è stata del 30% e Torino ha quasi raggiunto Bergamo, con circa 10mila positivi, come terza provincia più colpita d’Italia. A sud la situazione è molto migliore. Ad esempio con Lazio e Campania che vedono aumentare di poche decine i nuovi casi. A Roma si segnala solo un +22. Valutando il totale dei casi positivi ogni 100mila abitanti dall’inizio dell’epidemia si osserva come Calabria (53,2), Sicilia (54,3), Basilicata (60,8), Campania (69,4) e Sardegna (74,1) siano distantissime in fatto di circolazione del virus da Valle d’Aosta (865,8), Lombardia (658,4), Trento (652,7), Emilia (505,9), Piemonte (483,4), Bolzano (448,1) Liguria (421), Marche (378,2) e Veneto (324,8).
I morti e i salvati
Sono sempre tanti, ma forse si vede una flessione nei decessi. Ieri sono stati 433, contro i 482 di venerdì e i 575 di giovedì. Ci vorranno ancora alcuni giorni per capire se si tratta di una tendenza. Il calo dell’occupazione della terapie intensive però potrebbe il preludio a una riduzione anche dei decessi, se è vero che i casi gravi si stanno riducendo. A ieri le persone che in Italia hanno perso la vita a causa del coronavirus erano 23.660. Le guarigioni ieri sono state 2.128, il totale dall’inizio è di oltre 47mila. La sensazione è che questo numero potrebbe aumentare ancora se si riuscissero a fare tutti i tamponi necessari a sancire l’uscita dalla malattia.

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