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Check list per cancellare i crediti

Per i soggetti Ias adopter la circolare 26/E del 1° agosto è di estremo rilievo dal momento che il tema perdite su crediti è pure presente nel progetto di delega fiscale per cui possono aspettarsi ulteriori interventi. Nulla si dice, però, in tema di retroattività anche se, nell’ambito dei frequenti richiami al rapporto di trasparenza tra contribuenti e fisco, pare ragionevole attendersi uno specifico indirizzo operativo agli uffici.
Eventi estintivi
L’ultimo periodo del comma 5 dell’articolo 101 del Tuir stabilisce che per i soggetti Ias costituiscono elementi certi e precisi – e quindi con diritto alla deducibilità immediata – le perdite su crediti conseguenti alla loro cancellazione dal bilancio operata in dipendenza di eventi estintivi. L’agenzia delle Entrate sgombera il campo da qualsiasi interpretazione del termine “estintivi” facendo univoco riferimento allo Ias 39, paragrafo 17 e seguenti, laddove la cancellazione (derecognition) dei crediti deve avvenire sulla base di precisi elementi.
L’agenzia delle Entrate ricorda altresì la possibilità di sindacare l’inerenza della perdita stessa. Va detto che, sia nel paragrafo 7 come nel paragrafo 3.2 in tema di atti realizzativi, l’Agenzia non fa cenno alla circostanza che il sistema bancario pone in essere cessioni in blocco dei crediti non tanto per motivi legati alle perdite latenti sugli stessi, ma per motivi legati alla gestione della liquidità ovvero al rispetto dei limiti di patrimonio di vigilanza.
Da ultimo l’Agenzia afferma che la previsione ora introdotta non è estensibile alle imprese Italian Gaap.
Quanto sopra appare evidentemente più circoscritto rispetto alle interpretazioni dell’espressione “eventi estintivi” che avevano proposto il Consorzio studi e ricerche con la circolare 4/2012 e Assonime con la circolare 15/2013. Per il primo essa andava letta anche in termini di estinzione dall’obbligo di contabilizzazione così come Assonime, nel ritenere la norma utilizzabile anche dai soggetti che applicano i principi domestici, vi riconduceva anche atti di sostanziale rinuncia al credito posta l’accertata irrecuperabilità.
Perdite di modesta entità
Va rilevato come la circolare abbia prevalentemente riguardo ai soggetti non bancari laddove i valori di bilancio e fiscale dei crediti non coincidono – articolo 106, commi 1 e 2, Tuir – e in tale senso appare condivisibile al riferimento al valore nominale o di acquisto del singolo credito.
Per banche ed enti finanziari ed assicurazioni – articolo 106, commi 3 e 3bis, Tuir – viceversa vi è coincidenza tra i due valori, ferma eventualmente la deduzione su 18 periodi dell’eccedenza al limite annuo dello 0,5%, per cui l’Agenzia afferma in via apparentemente incidentale che la “deduzione del residuo valore fiscale potrà rilevare nel periodo in cui confluisce a conto economico la rettifica di valore sempreché sia decorso il termine di sei mesi”.
Da ciò dovrebbe dedursi che per questi ultimi soggetti non ha rilievo il valore nominale/acquisto bensì quello di bilancio di norma coincidente con quello fiscale se si tratta di crediti verso la clientela.
Valutazione crediti
In generale l’orientamento ora espresso dalle Entrate è nel riconoscere la valenza fiscale della valutazione dei crediti operate da imprese, banche ed enti finanziari alla precisa condizione che tali processi avvengano su basi non arbitrarie ma sistematiche e documentate sottolineando la complementarietà degli articoli 101 e 106 del Tuir; il primo individua le situazioni al cui verificarsi è ammessa la deducibilità istantanea della perdita in quanto divenuta definitiva ex lege, mentre il secondo, trattandosi di perdite potenziali, fissa criteri forfetari.
Derivazione rafforzata
Con riguardo ai soggetti Ias adopter le Entrate affermano che l’aver introdotto nel comma 5 dell’articolo 101 Tuir una disposizione specifica per tali soggetti conferma che la derivazione rafforzata prevista dall’articolo 83 del Tuir non opera per le perdite su crediti. In realtà potrebbe anche ritenersi che si tratta di norma innovativa (Ctp Arezzo,sezione V, sentenza 251/2013) potendosi richiamare il parere del Consiglio di Stato al Dm 48/2009 e la relazione allo stesso.

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