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Charme 3, fondo a raggio globale

Raccolta a 400 milioni, obiettivo 500: forte presenza di capitali esteri
Matteo Montezemolo va al terzo giro di Charme, candidando il nuovo fondo a un ruolo di primo piano tra i grandi olayer del private equity italiano. Ieri è stata chiusa la raccolta del nuovo fondo della famiglia Montezemolo: l’asticella ha toccato 400 milioni (per il primo closing). Più del previsto: inizialmente il traguardo complessivo era stato fissato a 250 milioni. Ma già oggi col 60% della raccolta incassata (in gergo il commitment), quella soglia è stata di fatto superata ed è superiore a quella del secondo fondo (che era arrivato a 340 milioni). Considerando poi che c’è ancora un 40% “prenotato”, ma non ancora versato, il final closing toccherà quota 500 milioni. E con mezzo miliardo, Charme diventa un vero big. Tra i suo soci ci sono importanti banche italiane (Unicredito e Banca Intesa), assicurazioni (UnipolSai) e molte importanti famiglie italiane ed estere..
Col terzo fondo, Matteo Montezemolo vuol dunque ripetere il successo conseguito con i veicoli di investimento precedenti, pur in un contesto congiunturale difficile. Una sfida non facile ma su cui il nuovo fondo si impegnerà con determinazione.
La scorsa estate, Poltrona Frau aveva detto addio a Piazza Affari. Il delisting del marchio di design, fiore all’occhiello di Charme venduto all’americana Haworth, ha chiuso metaforicamente (e non solo) un capitolo e ne ha aperto un altro. Frau, infatti, era anche l’ultima partecipazione del Fondo 1.: nel complesso, il fondo ha raddoppiato il capitale investito, mentre la sola operazione Frau ha dato un ritorno pari a 3,7 volte il capitale investito. Con la vendita, quasi contemporanea di Octo Telematics (il gioiellino hi-tech del secondo fondo che remunerato 2,4 volte il capitale investito), di fatto anche lo Charme 2 era arrivato al capolinea. Esauriti i primi due fondi, la Montezemolo&Partners, la cassaforte guidata da Matteo, figlio di Luca Cordero di Montezemolo, ora è pronta per il varo di Charme 3.
Come sarà? Meno Made in Italy e lusso, che invece era la stata cifra con cui Charme era nato dieci anni fa, ma già in parte abbandonata col secondo fondo. Il tutto per un approccio più da fondo maturo. Investimenti a 360 gradi. Comune denominatore: solo aziende eccellenti. Con una dotazione di quasi mezzo miliardo, sarebbe il secondo fondo italiano alle spalle di Clessidra. «Con Frau abbiamo dimostrato al mercato l’affidabilità e serietà del nostro progetto: abbiamo ripagato ampiamente tutti i nostri azionisti e sottoscrittori, anche in Borsa senza le speculazioni». Frau è stata una partecipazione storica di Charme, quelle che in gergo della finanza si chiamano vintage. È rimasta in portafoglio circa 10 anni. Normalmente i fondi smaniano per uscire, e monetizzare, molto prima. Nel caso di Charme, la ristrutturazione ha richiesto tempo. Ma alla fine ha dato i suoi frutti: portata in Borsa a 2 euro, è stata rivenduta a 3. Dopo il lusso e il Made in Italy, ora Matteo Montezemolo ha in mente un fondo più internazionale, a tutto campo, non solo un investitore di nicchia. E non perde occasione per togliersi qualche sassolino: «Charme è interamente italiano e paga tutte le tasse in Italia,».
Il fund-raising era iniziato lo scorso autunno: alla chiamata alle armi di Montezemolo hanno risposto tutti i sottoscrittori degli altri due fondi, dal socio storico Diego Della Valle alla famiglia bolognese Seragnoli, al miliardario indiano Ratan Tata.
In più sono arrivati nomi nuovi: dalla famigla Vacchi della Ima al re dei centri commerciali di Hong Kong Sam Li, la famiglia francese Boygues fino al miliardario americano Silas Chou, uno dei fondatori della griffe Michael Kors. Il gestore di Charme 3 riconferma l’approccio sano e imprenditoriale che ha segnato il successo degli altri fondi: «Investiamo i nostri, rischiamo al pari degli altri investitori: la famiglia (tramite il veicolo Montezemolo&Partners, Ndr) ha partecipato sempre a tutti i fondi,».
Nel caso di Charme III la quota è di 15 milioni.
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