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Chance sconti per chi assume

di Marco Mobili e Marco Rogari

Piano anti-evasione a vasto raggio, riduzione delle Province e degli uffici periferici dei ministeri, taglio di enti e organismi inutili. E, se possibile, riduzione dei contributi per favorire l'assunzione dei giovani. Non compaiono solo la patrimoniale, l'Ici, le pensioni e le liberalizzazioni nel menu dei possibili interventi dal quale conta di attingere il premier in pectore, Mario Monti, nel momento in cui scioglierà la riserva. Il programma è in parte pronto, ma non nei dettagli ha detto ieri sera il senatore a vita. Che per il momento non dà indicazioni sui tempi del varo di una nuova manovra aggiuntiva da 24-25 miliardi.

Al di là delle misure che alla fine saranno scelte, le coordinate della rotta su cui intende muoversi Monti sono già definite: rigore, equità e crescita. Ci saranno sicuramente dei sacrifici da fare, come hanno detto ieri alcune delle delegazioni politiche uscendo dai colloqui con il premier in pectore, ma l'obiettivo è ripartirli equamente. Il compito di Monti non si presenta facile. Anche perché dovrà fare necessariamente i conti con alcuni passaggi già ipotecati dall'esecutivo Berlusconi nel rispondere al pressing di Bruxelles, come ad esempio il varo di tre collegati già previsti per completare le ultime manovre: infrastrutture; liberalizzazioni e privatizzazioni; interventi in favore del Sud. Senza considerare poi tutta la partita sul federalismo, dagli esiti imprevidibili anche in cosiderazione delle misure che potrebbero essere adottate le prossime settimane, Ici in testa.

La casa potrebbe essere il punto di congiunzione tra il passato e il futuro governo. All'Economia, infatti, già dalla scorsa manovra di ferragosto hanno studiato un possibile adeguamento della percentuale di rivalutazione delle rendite catastali ferma al lontano 1996. Ipotesi di lavoro, questa, che potrebbe tornare utile anche al nuovo esecutivo nel caso in cui volesse trovare forme sostitutive al taglio lineare delle tax expenditures previsto per il 2012 (4 miliardi di euro).

C'è poi il capitolo patrimoniale, dove si è registrata una convergenza almeno su una sua introduzione in via strutturale e non in forma una tantum. Tutti i sostenitori del prelievo sui patrimoni concordano, inoltre, sulla necessità di destinarne gli incassi alla riduzione della pressione fiscale e contributiva su lavoratori e imprese.

Su quest'ultimo versante Monti potrebbe valutare tra diverse ipotesi già sul tappeto, che spaziano da un intervento diretto per rendere ancora più flessibile il mercato del lavoro fino a una decontribuzione parziale vera e propria da adottare in favore dei neo-assunti.

La lotta all'evasione non potrà mancare nel programma del nuovo governo e tra le proposte su cui si sta registrando il più ampio consenso spicca la stretta sulla tracciabilità dei pagamenti. Se poi la bussola, come sembra, resterà quella degli impegni assunti con la lettera inviata a Bruxelles e i chiarimenti spediti dal ministro uscente Giulio Tremonti al commissario Ue agli affari economici, Olly Rehn, l'Italia scommetterà sulla compliance e in particolare sul redditometro, citato espressamente nella risposta italiana.

Uno dei terreni strategici su cui si muoverà il nuovo esecutivo è quello delle liberalizzazioni, che dovrebbero essere accelerate sul versante delle professioni ma anche su quello dei servizi pubblici locali.

Quanto alle pensioni, un intervento, viste anche le continue sollecitazioni di Bruxelles, è da considerare praticamente certo. Tra le opzioni sul tavolo, c'è anzitutto l'adozione del metodo contributivo, nella forma pro rata, per tutti i lavoratori, che è stato rilanciato ieri anche dalla Corte dei conti (si veda l'articolo sotto). Altre due i possibili interventi ai quali potrebbe ricorrere il prossimo esecutivo: la stretta sui trattamenti di anzianità e l'accelerazione del percorso per alzare la soglia di vecchiaia a 67 anni, che potrebbe essere anticipata dal 2026 al 2020 per uomini e donne.

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