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Chance interpello da estendere anche ai Paesi black list

di Gianfranco Ferranti  e Luca Miele

Non ci sono richiami espliciti, ma le norme antielusive si applicano comunque all'Aiuto alla crescita economica (Ace), l'agevolazione introdotta dal decreto legge 201/2011 e resa operativa dal decreto del ministero dell'Economia del 14 marzo. La disciplina antiabuso entra infatti in campo in tutti i casi in cui il comportamento del contribuente viola il divieto di abuso del diritto. E il contribuente deve sempre avere la possibilità di disapplicarla presentando interpello.
A precisarlo è la circolare 28/IR del 29 marzo dell'Istituto di ricerca dei dottori commercialisti e degli esperti contabili (Irdcec), che evidenzia come il decreto attuativo dell'Ace non riproponga la disposizione Dit dell'articolo 6, comma 2, del decreto legislativo 466/97, secondo cui «alle disposizioni del presente decreto si applicano le previsioni degli articoli 37, comma 3, e 37-bis del decreto del Presidente della Repubblica 600/73. Ai fini dell'articolo 37-bis si considerano indebiti i comportamenti tesi a moltiplicare la base di calcolo del beneficio di cui all'articolo 1 a fronte della medesima immissione di nuovo capitale investito». Ma la circolare chiarisce che si applica comunque la disciplina antiabuso che potrà rendere inefficaci fiscalmente non solo i comportamenti che moltiplicano il beneficio in capo a più soggetti a fronte di una sola immissione di "nuovo" capitale ma tutte le operazioni poste in essere per ottenere in modo considerato indebito la fruizione dell'agevolazione. Inoltre, restano ferme le disposizioni antielusive specifiche previste dall'articolo 10 del decreto.
La circolare evidenzia che il contribuente deve sempre avere la possibilità di dimostrare di non aver ottenuto duplicazioni del beneficio o, più in generale, di non aver perseguito un intento elusivo, disapplicando la previsione antielusiva presentando istanza di interpello in base all'articolo 37-bis, comma 8, del Dpr 600/73. Questa possibilità deve valere anche per i conferimenti provenienti dall'estero da Paesi con i quali non vige uno scambio di informazioni, per i quali, invece, in occasione della Dit l'agenzia delle Entrate ha precluso ogni facoltà di disapplicazione (risoluzione 26/E/2002).
Sulle operazioni straordinarie, l'Istituto richiama la circolare 76/E/1998 sulla Dit. Per esempio, nelle fusioni, la società che risulta dalla fusione o quella incorporante può, dalla data in cui ha effetto la fusione, determinare l'incremento del capitale investito, assumendo anche la variazione in aumento del capitale investito delle società fuse o incorporate.
Inoltre, la circolare afferma che, in assenza di indicazioni, non si applicano all'Ace le disposizioni antielusive specifiche previste dal Tuir. In particolare, in assenza di rinvii all'articolo 172, comma 7, del Tuir, in materia di riporto delle perdite fiscali nella fusione societaria, il trasferimento della quota eccedente non dovrebbe essere subordinato a limitazioni, né sulla «vitalità» dei soggetti partecipanti, né sul limite massimo del patrimonio netto della società dante causa, diversamente da quanto, invece, accade per il riporto delle eccedenze di interessi passivi o di Rol in base all'articolo 96 del Tuir.
 

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