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Chance del superbonus per oltrepassare la crisi

Scuola e lavori pubblici, settore residenziale e miglioramento delle norme in fatto di appalti, come richiesto dalle professioni. Sono questi i pilastri da cui dovrebbe arrivare la ripresa per architetti e ingegneri, alla fine di un’estate 2020 ancora pienamente in fase “post-Covid”, quindi con incarichi e fatturato ridotti al lumicino.

Durante la pandemia le cifre parlavano chiaro: nonostante i professionisti non fossero obbligati alla chiusura, la riduzione dell’attività era stimata almeno nel 60% e i mesi appena trascorsi non erano quelli idonei per intravedere un’accelerazione. Il centro studi del Consiglio nazionale degli ingegneri ha previsto per il 2020 una possibile perdita di fatturato di 800 milioni per studi professionali e società di ingegneria e architettura. Se le previsioni saranno confermate sarebbe un effetto devastante su professioni che forse solo la vulgata comune associa alla ricchezza, dal momento che parliamo di figure con un reddito annuo medio di 27.897 euro, con valori superiori per gli ingegneri (34.128 euro).

Le aspettative autunnali

Ad ogni modo, le aspettative sono tutte per settembre e per l’ultimo trimestre dell’anno. Molte delle speranze sono riposte nell’ecobonus al 110 per cento. È determinante la classe energetica raggiunta dagli edifici sottoposti ai lavori. Molti tra ingegneri e architetti sono già abilitati alla redazione dell’Ape (Attestato prestazione energetica) a partire dai laureati magistrali o del vecchio ordinamento. Ma per chi non fosse in possesso dei requisiti, sarebbe un’ottima idea affrettarsi per iscriversi a un apposito corso di formazione organizzato dal proprio Ordine territoriale.

E sul tema “ecobonus”, c’è da registrare l’accordo siglato dalla Fondazione Inarcassa con Eni Gas e luce insieme a Harley&Dikkinson per corsi di formazione sul funzionamento della detrazione (compreso il sisma-bonus). I professionisti che aderiranno all’iniziativa potranno cedere alla società di energia i crediti d’imposta maturati, dal momento che la misura prevede la possibilità di anticipare lo sconto in fattura attraverso la cessione del credito fiscale.

Sempre a livello di accordi istituzionali, che si spera abbiano presto effetti pratici sul lavoro quotidiano, entra nel vivo l’intesa siglata tra le Rete delle professioni tecniche e il ministero della Giustizia, che riguarda il monitoraggio dell’applicazione dell’equo compenso negli appalti. I consigli nazionali e territoriali degli Ordini coinvolti, tra cui architetti e ingegneri, dovrebbero segnalare al Garante eventuali bandi fuori norma.

Le chance nella sanità

Altra novità, anche se parzialmente di nicchia, riguarda gli ingegneri afferenti al settore medicale. In estate è stato finalmente approvato il regolamento sui requisiti richiesti per iscriversi al particolare Albo degli ingegneri biomedici e clinici, che ancora risaliva a una legge del 2018. È il primo passo per rafforzare l’importanza e la presenza di questa categoria di ingegneri, a maggior ragione in un momento in cui il Governo sembra intenzionato a investire sul tema della digitalizzazione della sanità.

A questo proposito, è sorto un tavolo tecnico che mette insieme il Consiglio nazionale degli ingegneri e l’Agenzia Italia digitale, che dovrà stilare linee guida relative alla telemedicina e, in particolare, coinvolgere i professionisti nell’individuare quali device siano conformi alla gestione in sicurezza dei dati dei pazienti, nell’ottica dell’implementazione del fascicolo sanitario elettronico. Anche questo potrebbe essere un filone promettente per dare fiato alla categoria.

Le Stp

Per quanto riguarda l’organizzazione del lavoro, infine, resta sullo sfondo il tema dimensionale che andrebbe corretto. L’autonomia è un tassello qualificante della libera professione, ma se prendiamo ancora gli ingegneri, un sondaggio effettuato dal Consiglio nazionale durante la pandemia, su un campione di 8.500 iscritti, ha rilevato che quasi il 74% della platea opera in uno studio individuale, solo il 6% in studi condivisi e 5,5% di studi associati. E meno del 9% dispone di personale dipendente. Sia per reggere ai periodi di crisi, ma anche solo per la condivisione di costi e di competenze, la strada delle società tra professionisti dovrebbe essere maggiormente battuta, ma per ora non è decollata.

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