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Chance alle società in perdita

Per le società in perdita sistematica più facile uscire dalla norma sul reddito minimo : con il passaggio del periodo di monitoraggio da tre a cinque periodi di imposta, si ampliano infatti gli effetti delle ipotesi di disapplicazione automatica nonché gli effetti delle risposte positive alle istanze di interpello.

Peraltro, la novità dovrebbe operare, a meno di slittamenti nella pubblicazione del decreto, sin dal 2014. È questa una delle novità di maggiore rilievo contenute nella versione definitiva del decreto sulle semplificazioni fiscali, anticipata su ItaliaOggi di ieri, alla luce del parere rilasciato dalle commissioni parlamentari e confluita nel testo che, in settimana, dovrebbe essere definitivamente approvato dal consiglio dei ministri.

La norma originaria e le indicazioni dell’amministrazione finanziaria. Il decreto legge n. 138 del 2011 aveva introdotto una disciplina estremamente stringente per quelle società che, nei tre periodi di imposta antecedenti il 2012, avevano dichiarato sempre perdite fiscali ovvero, nello stesso orizzonte temporale, due periodi di imposta in perdita e uno con un reddito inferiore a quello minimo come determinato con le regole previste per le società di comodo secondo quanto previsto dall’articolo 30 della legge n. 724 del 1994. La norma, applicabile sia per i soggetti Ires che per i soggetti Irpef, aveva trovato attuazione anche mediante l’emanazione di un provvedimento da parte dell’Agenzia delle entrate in data 11 giugno 2012 nel quale si individuavano le cosiddette cause di disapplicazione automatica da vagliare proprio in uno o più dei periodi di imposta oggetto di monitoraggio. Ferme restando le ipotesi di esclusione previste dalla norma in materia di società di comodo che, in ogni caso, operano sul periodo di applicazione della normativa e dunque non nel triennio di «monitoraggio». Sulle questioni legate alla applicazione della disposizione normativa, la circolare n. 23 del 2012 dell’amministrazione finanziaria aveva precisato come, appunto, le cause di disapplicazione in questione dovessero essere vagliate all’interno dei periodi di imposta oggetto di monitoraggio con una conseguente ricaduta in tutti i periodi di imposta nei quali l’annoi in cui si era verificata l’ipotesi di disapplicazione automatica era compreso nel triennio. Ad esempio, il verificarsi della congruità e della coerenza rispetto agli studi di settore nel 2011, esclude dall’applicazione della norma sino a tutto il periodo di imposta 2014. Ciò in quanto il 2011 costituisce, nel triennio composto anche dal 2012 e dal 2013, il primo anno dei tre oggetto di monitoraggio.

Le conseguenze della modifica normativa. L’articolo 18 del decreto sulle semplificazioni fiscali interviene a modificare l’articolo 2, commi 36 decies e 36 undecies del decreto legge n. 138 del 2001 prevedendo :

– l’ampliamento del periodo di monitoraggio da tre a cinque periodi di imposta consecutivi con riferimento alla dichiarazione in perdita con conseguente efficacia della norma dal sesto periodo di imposta;

– fermo restando l’orizzonte temporale quinquennale, l’applicazione della norma scatta anche in caso di quattro periodi di imposta in perdita e uno con un reddito inferiore al minimo.

La norma sulle semplificazioni opera di fatto immediatamente in quanto, il comma 3 dell’articolo 18 prevede espressamente che in deroga alle disposizioni in materia di statuto dei diritti del contribuente, le nuove disposizioni si applicano a decorrere dal periodo di imposta in corso alla data di entrata in vigore del decreto. Posto che il concetto dovrebbe essere comunque quello relativo ad una norma di maggior favore, nell’auspicabile ipotesi di entrata in vigore delle novità già nel 2014, appare evidente come l’ampliamento del periodo di monitoraggio avrà effetti positivi in quelle situazioni in cui, medio tempore, la norma avrebbe dovuto essere applicata. In linea di principio, infatti, laddove l’ultimo anno di disapplicazione automatica sia stato il 2010, una mancata applicazione in concreto della norma nel 2013 dovrebbe risultare automaticamente sterilizzata, ai fini di un potenziale accertamento, dalla nuova disposizione. Ciò in quanto, oltre al triennio composto da 2010, 2011 e 2012, si dovrebbe tenere conto anche delle risultanze proprio del 2013 nonché di quelle del 2014. Stesso effetto dovrebbe prodursi in relazione a eventuali ipotesi di istanze di interpello disapplicative accolte dall’amministrazione finanziaria in relazione a un periodo di imposta compreso, sulla base della «vecchia» disposizione normativa, nel triennio ora divenuto quinquennio. In linea di principio, inoltre, una modifica di questo genere potrebbe rendere meno complessa la gestione riferita a società in liquidazione fermo restando che, nei confronti di tali soggetti, la norma in sé risulta poco coerente. Infine, a prescindere da ogni valutazione puntuale sulla norma, sarebbe opportuno che il legislatore disciplinasse una procedura di “scioglimenti” agevolati che consentirebbero probabilmente un utilizzo effettivo di un patrimonio immobiliare che oggi risulta di fatto bloccato.

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