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Cessioni onerose con fattura

La cessione a titolo oneroso di beni ai soci e l’assegnazione non sono del tutto equiparabili agli effetti dell’Iva: la prima operazione, infatti, rientra in ogni caso nella sfera del tributo e deve essere fatturata, a differenza dell’assegnazione, anche se il bene non aveva formato oggetto di detrazione al momento dell’ingresso nel patrimonio dell’impresa. Questo aspetto, non evidenziato nella circolare n. 26/2016 dell’Agenzia delle entrate, deve essere tenuto in considerazione dalle società che si accingono a mettere in atto le operazioni agevolate ai sensi della legge n. 208/2015. Il passaggio della circolare che, per quanto riguarda le cessioni a titolo oneroso, rinvia sinteticamente alla medesima «disciplina Iva ordinaria come descritta per le assegnazioni» – fatta salva la determinazione della base imponibile, che nelle cessioni è costituita dal corrispettivo – sta ingenerando l’erronea convinzione che la disciplina delle due operazioni sia assolutamente identica. Così però non è, giacché i presupposti affinché l’operazione rientri nel campo dell’imposta sono differenti.

Cessioni a titolo oneroso

Le cessioni di beni a titolo oneroso, effettuate da soggetti passivi che agiscono in quanto tali, rientrano senz’altro nella sfera di applicazione dell’Iva, giacché integrano il presupposto oggettivo come definito dall’art. 2, primo comma, del dpr 633/72, indipendentemente dalle modalità d’ingresso nel patrimonio dell’impresa e dal regime impositivo cui sono stati assoggettati in tale occasione, nonché dalla circostanza che abbiano o meno formato oggetto di detrazione (fatte salve le esclusioni oggettive di ordine generale previste dal terzo comma dell’art. 2, ad esempio per i terreni non suscettibili di utilizzazione edificatoria). Pertanto, ad esempio, anche gli immobili acquistati presso privati, oppure anteriormente al 1973, allorquando ceduti a titolo oneroso, costituiscono cessioni di beni rientranti nel campo di applicazione dell’Iva, da assoggettare al regime loro proprio e agli obblighi formali. Qualora si tratti di beni per il cui acquisto non è stata detratta, neppure in parte, l’imposta «ai sensi degli artt. 19, 19-bis1 e 19-bis2», la cessione dovrà essere fatturata in regime di esenzione ai sensi dell’art. 10, n. 27-quinquies), del dpr 633/72. E’ da tenere presente, peraltro, che secondo l’opinione (non convincente) dell’amministrazione finanziaria, quest’ultima disposizione non si applica nel caso in cui l’indetraibilità dell’imposta «a monte» sia dipesa dall’esercizio dell’opzione per la dispensa dagli adempimenti relativi alle operazioni esenti ai sensi dell’art. 36-bis. Se la cessione riguarda beni mobili acquistati presso privati (nonché nelle altre ipotesi equiparate), inoltre, si applica il regime del margine di cui all’art. 36 del dl n. 41/95.

Assegnazioni

Il discorso è un po’ diverso per le assegnazioni di beni ai soci, che, secondo l’orientamento consolidato dell’amministrazione, sono prive dell’elemento della onerosità. Le assegnazioni sono infatti assimilate alle cessioni a titolo oneroso, ai sensi dell’art. 2, secondo comma, n. 6) del dpr 633/72, salvo che abbiano per oggetto beni per i quali non sia stata esercitata, neppure in parte, la detrazione al momento dell’acquisto (questa condizione, invero, non emerge direttamente dalla citata disposizione, ma deve ritenersi ugualmente operante in virtù della comune disciplina delle cessioni senza corrispettivo, dettata dall’art. 16 della direttiva 2006/112/CE).

L’assimilazione delle assegnazioni di beni alle cessioni a titolo oneroso, con la conseguente rilevanza dell’operazione ai fini dell’imposta e l’applicazione del medesimo trattamento delle cessioni onerose, è dunque subordinata alla circostanza che il bene abbia dato diritto a una detrazione, anche parziale, dell’imposta. Pertanto, l’assegnazione ai soci (come pure la cessione gratuita, l’autoconsumo esterno e l’estromissione dall’impresa), esulano dal campo di applicazione dell’Iva se riguardano beni che non hanno formato oggetto, neppure in parte, di detrazione, per qualsiasi motivo.

Conclusioni

Dal quadro normativo sinteticamente descritto, dunque, si evince agevolmente la differenza tra le cessioni di beni a titolo oneroso e le cessioni «per assimilazione»: la circostanza del mancato esercizio della detrazione comporta l’irrilevanza delle seconde, mentre per prime, rientranti in ogni caso nella sfera del tributo, può comportare, secondo il caso, l’applicazione del trattamento di esenzione oppure del regime del margine.

Franco Ricca

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