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Cessioni o fusione, 15 giorni per decidere

«Noi siamo pronti a fare di tutto per far sì che il sistema economico funzioni, ma sono convinto che Mps e Carige troveranno le risposte da dare. La vicenda sarà affrontata con determinazione senza pensare che il problema sia irrisolvibile». Così Matteo Renzi, che aggiunge, intervenuto alla trasmissione Otto e mezzo: «È evidente che il sistema bancario ha superato l’esame e dimostra che c’è una forza e una solidità su cui non tutti avrebbero scommesso».
Intanto a Siena si lavora alacremente, nonostante la doccia fredda della Borsa che è costata a Mps oltre un quinto della capitalizzazione (c’è anche stato un errore sul sito della Bce, poi corretto). La banca è ferma a quanto già comunicato: l’indicazione degli advisor (Citi e Ubs) per farsi aiutare nella scelta dei “rimedi” per trovare i 2,1 miliardi che mancano. Tutte le scelte strategiche sono aperte, fusione con altri gruppi compresa, anche se forse per questa ipotesi mancano i tempi tecnici (la soluzione va trovata in due settimane dall’annuncio di Francoforte). E’ probabile che si tenti di evitare un nuovo aumento di capitale, o quanto meno si cerchi di farlo di un importo più basso. La fantasia finanziaria è al lavoro. Ieri Mediobanca Securities ha proposto un mix di 5 interventi per azzerare lo shortfall (mancanza di capitale). Si va dallo slittamento del rimborso degli 800 milioni residui di Monti Bond, alla riduzione del 10% degli asset ponderati per il rischio, alla vendita del credito al consumo e del leasing. Alcune misure sono molto tecniche, per altre si tratta di trovare un compratore (ad esempio, un compratore per credito al consumo e leasing). Stesso discorso per la cessione di sportelli – di cui qualcuno sul mercato si interroga – e magari di un’intera rete (l’ex Antonveneta?): ma ci sarà tempo e soprattutto ci sarà interesse, in questa fase? Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, a proposito della possibile vendita di asset Mps (e di Carige) è stato secco: «No, non siamo interessati». Ha tagliato corto a ipotesi di fusione anche Victor Massiah, ad di Ubi. Un’altra ipotesi potrebbe essere una bad bank interna, magari con la “dote” del Monti bond, ma servono altri investitori. Ogni ipotesi si scontra con la fase di mercato (che sconsiglia anche l’emissione di un bond ibrido) e con lo scarso tempo a disposizione. Preoccupati i sindacati, che hanno chiesto un incontro urgente: «Vogliamo capire quali saranno le contromisure – dice Lando Sileoni, segretario generale Fabi – è imprescindibile che la banca trovi le risorse mantenendo gli attuali livelli occupazionali». Tra l’altro, per Mps le tegole non sono finite: la banca dovrà presentare anche alla Commissione Ue un nuovo piano di riassetto – negli stessi tempi di Francoforte – ormai diverso rispetto a quello autorizzato nel 2013.
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