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Cessioni e prestazioni intra-Ue, effettuazione a criteri invertiti

Sui criteri per individuare il momento di effettuazione dell’operazione, al quale si ricollegano gli adempimenti Iva, le cessioni di beni e le prestazioni di servizi intra-Ue si differenziano non soltanto nella regola base, ma anche nelle previsioni «anticipatore»: nelle cessioni, infatti, conta la fatturazione, ma non il pagamento anticipato; mentre nelle prestazioni, al contrario, vale il pagamento e non la fatturazione.

Effettuazione degli scambi di beni. Dopo le modifiche apportate dalla legge n. 228/2012, l’art. 39, comma 1, del dl n. 331/93, stabilisce che le cessioni e gli acquisti intracomunitari si considerano effettuati nel momento dell’inizio del trasporto o della spedizione dei beni dal territorio dello stato membro di provenienza.

Se però gli effetti traslativi o costitutivi della proprietà si realizzano successivamente alla consegna dei beni, le operazioni si considerano effettuate nel momento in cui si producono tali effetti, ma non oltre un anno dalla consegna. Analogamente, nel caso di beni trasferiti in dipendenza di contratti estimatori e simili, l’operazione si considera effettuata all’atto della rivendita al terzo, oppure del prelievo da parte del ricevente, ovvero, per i beni non restituiti anteriormente, alla scadenza del termine pattuito dalle parti e in ogni caso dopo un anno dal ricevimento. Si deve tenere presente che la disciplina delle ipotesi di differimento del momento traslativo non è armonizzata, per cui l’applicazione delle disposizioni nazionali deve conciliarsi con quelle del paese membro di destinazione dei beni, che possono rendere necessaria la fatturazione della cessione in un termine più breve rispetto al limite temporale di un anno.

Il comma 2 prevede che se anteriormente al verificarsi della consegna dei beni o del momento traslativo è stata emessa la fattura, l’operazione intracomunitaria si considera effettuata, limitatamente all’importo fatturato, alla data della fattura; è da rilevare che secondo la normativa comunitaria, in questa ipotesi non si realizza l’effettuazione dell’operazione, bensì l’esigibilità dell’imposta (dovuta dall’acquirente intracomunitario).

Il comma 3, infine, stabilisce che le cessioni e gli acquisti intracomunitari effettuati in modo continuativo nell’arco di un periodo di tempo superiore a un mese, si considerano effettuati al termine di ciascun mese; questa disposizione non si applica alle c.d. «vendite a distanza» e alle cessioni con installazione nel paese di destinazione.

Irrilevanza del pagamento anticipato. Diversamente dal passato, la norma vigente non attribuisce più alcuna rilevanza, nell’ambito degli scambi intracomunitari di beni, al pagamento anticipato del corrispettivo; conseguentemente, se viene pagato in tutto o in parte il corrispettivo di una cessione intra-Ue anteriormente al verificarsi del momento impositivo secondo le regole dell’art. 39 (per esempio, senza che i beni siano stati consegnati oppure fatturati), non sorge alcun obbligo agli effetti dell’Iva, né per il cedente né per il cessionario.

Naturalmente non è comunque preclusa la fatturazione dei pagamenti anticipati: essendo peraltro previsto che l’emissione anticipata della fattura realizza, limitatamente all’importo fatturato, l’operazione, a maggior ragione è consentita l’emissione spontanea della fattura a fronte dell’incasso anticipato del corrispettivo. Questa scelta, oltre che opportuna per ragioni amministrative e contabili, per il cedente può rivelarsi utile anche sul piano fiscale, poiché la fatturazione anticipata della cessione intracomunitaria (purché non dettata da intenti fraudolenti o strumentali) ha effetto ai fini dell’acquisizione dello status di esportatore abituale e della determinazione del plafond disponibile per acquistare in sospensione.

Fatturazione e registrazione delle cessioni intra-Ue. In base all’art. 46 del dl 331/93, la fattura della cessione intracomunitaria (non imponibile ai sensi dell’art. 41 dello stesso dl) deve essere emessa entro il giorno 15 del mese successivo a quello di effettuazione dell’operazione. La registrazione della fattura deve poi effettuarsi entro lo stesso termine di emissione, ma con riferimento al mese di effettuazione, in modo da imputare temporalmente la cessione (ai fini del volume d’affari, del modello Intrastat ecc.) a tale mese.

Questo in aderenza alla normativa comunitaria, nella quale è stato introdotto, con la direttiva n. 2010/45, un termine dilatorio per la fatturazione delle cessioni intracomunitarie: quindicesimo giorno del mese successivo a quello in cui si è verificato il fatto generatore (art. 222, direttiva 112 del 2006).

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